Sampaolo: “La cosa più difficile nella vita è proprio viverla”

Classe 1976, Cantautore, Ufficiale dell’Esercito, mezzo orvietano e mezzo romano, Sampaolo cresce a Roma e si avvicina alla musica dalla scuola fra la fine degli anni’80 e i primi ’90. Nel 1998, a Torino, pubblica, in maniera indipendente, i primi due album con il progetto Quinta Istanza. Tornato a Roma dopo 10 anni di peregrinazioni in Italia e all’estero, incide un EP (promenade) con l’etichetta SiFaRe e, subito dopo, si unisce alla band blues The Johnny’s Band come voce e compositore raggiungendo diversi riconoscimenti (Metropolitan Blues Summit 2009 fra gli altri) e partecipando per tre edizioni consecutive al Villa Celimontana Jazz Festival, pubblicando l’EP Johnny Blue. Nel 2010 fonda il duo Brigitte Bordeaux, chitarra/voce e batteria, e gira in lungo e in largo l’Italia. Nel 2018 comincia a ragionare sul suo progetto solista, anche grazie all’amicizia con Luca Carocci, ora suo produttore, facendo uscire il singolo “Una Scritta Sul Muro” (2018) e, con Luca, Compleanno al Pigneto (2021) che in poco tempo riceve migliaia di visualizzazioni. A Orvieto è fra i 4 fondatori del progetto Folk Panda, Officina Cantautori, format culturale che promuove chi scrive canzoni.

Ciao Sampaolo! Benvenuto su Rifugio Musicale. Diamo inizio a questa intervista con un aneddoto legato alla tua carriera musicale. Raccontaci qualcosa di te che ancora nessuno conosce!

Ciao, beh, diciamo che molte delle canzoni che ho scritto sono state pensate e partorite in luoghi molto poco ordinari. Tipo dentro un container, in un aereo cargo, da solo in un bosco pieno di neve a 1000 mt di altezza , durante la fila al supermercato, mentre mi stavano “interrogando” ecc.

Parliamo delle tue influenze musicali. Quando e come hai cominciato a muovere i primi passi nel mondo della musica? Quanto, invece, ha influito il tuo luogo di origine in questo processo? 

Ho cominciato a 13 anni. Cambiammo insegnante di musica a scuola e si presentò una Mary Poppins con una valigia piena di strumenti che ci insegnò a suonare insieme. A me diede i leggenti. Ebbi tipo una rivelazione quando ci fece scrivere sul pentagramma quello che avevamo fatto la mezz’ora prima.
Il mio luogo di origine è variegato, Orvieto e Roma, entrambi molto forti dentro di me. Roma ha influito molto adesso. Ma Torino e Bologna mi hanno svezzato. Ho vissuto in tanti posti diversi, ognuno mi ha dato qualcosa in verità.
 
Quale è, secondo te, il ruolo del cantautore nella nostra società e cosa lo rende tale, degno di questo nome? 

Mah… per me è lo stesso che ha da un migliaio d’anni, come il bardo, il trovatore, il cantastorie ecc. Sono ruoli imprescindibili che fanno parte della cultura dell’umanità stessa. Per essere un cantautore, ma un artista più in generale, bisognerebbe forse smettere di fingere a qualsiasi livello, specie con se stessi. Tirare fuori le budella, guardare tutta la merda con tutta la comprensione possibile, estraendone la poesia. Insomma cercare di essere, non di sembrare o “fare il”: Non vorrei essere banale, ma forse il punto è che c’è bisogno di scardinare quel binomio intrattenimento-pubblico: intrattenimento è altro dal cantautore dall’artista in generale, il pubblico invece deve essere guidato in luoghi inesplorati che gli facciano decadere tutte le aspettative verso musica, canzoni, arte ecc.. uscire dalla comfort zone insomma.

Dopo il brano “Compleanno al Pigneto”, torni ai tuoi ascoltatori con “Bello Ma Inutile”: secondo la tua esperienza, quanto è importante nella vita “cogliere l’attimo”? Ci sono dei momenti in cui ti sei pentito di non averlo fatto?

È importantissimo e inutile allo stesso tempo. Nel senso che, secondo me, la cosa più difficile nella vita è proprio viverla, senza farsi influenzare troppo dalle malinconie e rimpianti del passato e dalle ansie del futuro. Altra banalità, ma forse è il presente quello che ci manca, non solo nella musica. È lì, davanti a noi, ma facciamo gran fatica a farci i conti e ballarci insieme.
Non ho colto un sacco di cose, in tutti i campi. Ho un sacco di rimpianti. Cerco sempre di metterci le mani dentro e guardarli bene, farci amicizia.

Parlaci del videoclip di “Bello Ma Inutile”: quale credi che sia la cosa più difficile ma fondamentale per mantenere un buon rapporto lavorativo-artistico tra più persone? 

Eh, non è facile ma l’ingrediente fondamentale è che tutti quelli coinvolti amino quella cosa. Che si sentano ispirati, che parli di loro. Se c’è, il resto è discesa e tutto si fa con grande gioia, affetto e partecipazione. In questo finora sono stato fortunatissimo.

A proposito di futuro, nuovi singoli in arrivo? Quando potremmo vederti live? 

Presto ce ne saranno degli altri, il prossimo parlerà di mia figlia, anzi, a mia figlia. Live ci sono sempre, basta seguirmi. Mi muovo di soppiatto 🙂

Sampaolo siamo arrivati ai saluti, ma lascio a te l’ultima parola: saluta i nostri lettori con una delle tue citazioni preferite! Ti ringrazio per essere stato con noi e a presto!!!

Grazie e un abbraccio forte a tutti. B. Pasternak: il poeta vede, al tempo stesso e da un punto Slo, ciò che è visibile da due, isolatamente.