La Chiamata d’Emergenza: “Tutte le composizioni sono valide purché giustificate da un fine artistico”

La Chiamata d’Emergenza è un duo pugliese formatosi in periodo pre-pandemia a seguito di una vera e propria
“Chiamata d’Emergenza”.
Uno squillo inatteso, l’incontro fugace, un impeto subitaneo e l’esigenza di raccontare il progetto, attraverso la penna
di Marco, la chitarra e gli arrangiamenti di Francesco rievocando sonorità e connotazioni stilistiche appartenenti a
differenti culture musicali, quali la musica pop-rock, R&B e soul.

La Chiamata d’Emergenza, è un vero piacere darvi il benvenuto sulle nostre pagine! Rompiamo subito il ghiaccio e raccontateci la cosa più rock’n’roll che vi è successa!!!

Quella di suonare davanti a quattro milioni e mezzo di spettatori.
Con la rabbia di quattro ragazzi di provincia e una voglia immensa di riscatto.

Ora parliamo della vostra carriera discografica: come si sono incontrate le vostre strade e quali sono state le principali variazioni subite dalla vostra musica? Cosa, invece, non cambierete mai?

Francesco: – Grazie ai nostri padri, anch’essi amici musicisti di vecchia data.
Da sempre tifavano per un nostro incontro, avvenuto poi durante una partita di calcio.
Esattamente dieci anni fa.
Io in perenne lotta tra i miei studi jazzistici e il mio cuore Progressive/Rock e Marco, poppettaro scatenato che conquistava le ragazzine della scuola a suon di capelli e armonie sdolcinate.
Dieci anni dopo, abbiamo formato “la chiamata d’emergenza”.
Cosa non cambieremo mai?
Marco: La mia inquietudine a fronte della sua eccessiva calma.

“Mi perdo” è il vostro nuovo singolo. Cosa c’è dietro questo singolo e quale è stato il suo processo creativo?

Marco: Durante la quarantena soffrivo di tutto ciò che non potevo fare e che mi mancava, per questo cercavo di trovare rifugio nel mordo virtuale, quello dei social. Essi hanno sempre rappresentato per me una sorta di gabbia sociale verso i quali nutrire aspettative e false illusioni, che mi fanno sentire un po’ prigioniero di me stesso, come se attraverso questi spazi, fossimo costretti a mostrare una parte di noi costantemente performante e  invulnerabile, purchè socialmente accettabile.
Mi Perdo nasce come gioco di protesta nei confronti di tutto questo. I social riassumono solo in parte le distrazioni quotidiane che ci portano a non riuscire più ad ascoltare le piccole cose della vita, come assaporare un piatto di pasta lentamente, un tramonto con un libro in mano, un sorriso ad uno sconosciuto.
Alla nostra idea abbiamo integrato la figura di un amico, Andrea Cascini, che ha curato tutto  l’arrangiamento, partorito inizialmente da una versione “Piano e voce”.

Osservando l’attuale panorama pop-rock italiano, secondo voi cosa manca e cosa non potrà più tornare? E quali sono i gruppi validi e degni di essere citati ed ascoltati?

Francesco
: Credo che tutte le composizioni siano valide purché giustificate da un fine artistico e da una necessità reale di esprimere un concetto.
Cosa non potrà più tornare?
Il modus operandi compositivo in relazione alle necessità del mercato discografico, come la durata di un brano, la riduzione di parti solistiche per strumenti e l’utilizzo di una libreria di suoni differente da quella attuale, almeno per il momento.

Sono curiosa di sapere quali sono i vostri piani per il futuro: qual è il mondo che vorreste costruire con la vostra musica? C’è un pubblico di riferimento a cui vi sentite particolarmente legati? 

Marco:
Stiamo lavorando sodo per esprimere al meglio la nostra musica. Attualmente sono in lavorazione altri due pezzi, che usciranno tra un po’. Molte persone ci vogliono bene e vogliono supportarci. E questo ci da tanta forza. 

C’è un rito particolare che siete soliti rispettare prima di salire sul palco?

Francesco: Mangiare, mangiare e ancora mangiare.
Marco: Il riscaldamento vocale, i versi molesti e le pillole gastroprotettrici.

La Chiamata d’Emergenza la nostra intervista è giunta al termine ed io vi ringrazio per essere stati con noi. Lascio a voi l’ultima parola: salutate i lettori con una citazione o con una frase tratta dalle vostre canzoni! Ciao!!!

“Un po’ di gin non guasta mai per farti ridere un po’” – Mi Perdo