Gabriele Geminiani e Monaldo Braconi: “Vogliamo condividere con chi ci ascolta la bellezza di quello che eseguiamo”

“Prokofiev & Shostakovich Cello Sonatas” è l’ultima fatica discografica del violoncellista Gabriele Geminiani e del pianista Monaldo Braconi, prodotto dall’etichetta Promu Label. 

L’album, registrato a maggio del 2021 presso il Teatro dell’Unione di Viterbo, è interamente dedicato a quelle che sono considerate tra le più belle pagine del repertorio della musica da camera: la “Sonata in do maggiore” opera 119 di Sergei Prokofiev e la “Sonata in re minore” opera 40 di Dmitri Shostakovich. Un progetto che mostra il forte legame che i due interpreti hanno con la musica russa.

Gabriele Geminiani e Monaldo Braconi, è un vero piacere darvi il benvenuto sulle nostre pagine! Rompiamo subito il ghiaccio e raccontateci di voi: com’è nato il vostro incontro?

Gabriele Geminiani: Nasce da un rapporto di lavoro, in primis, visto che Monaldo collaborava molto spesso con l’orchestra dove lavoro e nel tempo è nata una frequentazione, che è sfociata in questa registrazione; mentre la collaborazione con Promu nasce prevalentemente dall’amicizia che mi lega ad Alessandro Müller, mio ex allievo! Il suo coraggio nel buttarsi in questa avventura, affiancato da Luca, Enrico e tutte le altre persone dello staff è stato ammirevole.

Siete entrambi sulla scena musicale da molti anni. Da quando avete iniziato, cosa è cambiato e cosa è rimasto inalterato?

Monaldo Braconi: Onestamente devo dire che la situazione, a mio giudizio, è alquanto peggiorata; purtroppo c’è da registrare una sorta di “impoverimento” culturale della società, dovuto a politiche a mio giudizio sbagliate, che non vedono nell’arte e nella cultura in genere un tornaconto economico, visto che si ragiona prevalentemente in questi termini. Nulla di più sbagliato! Al di là del fatto che un paese come l’Italia, ricchissimo di arte in tutte le sue forme, potrebbe diventare letteralmente il polo culturale mondiale per eccellenza, inoltre l’arricchimento spirituale che porta la musica o il teatro o il balletto, è fondamentale per il benessere di una società. Potranno sembrare banalità ma, come esempio, io ricordo che i saggi del conservatorio “ai miei tempi”, come si dice, erano presi d’assalto dagli studenti di tutte le classi: vi era una sorta di sana curiosità, voglia di confronto; oggi invece sono letteralmente disertati; anche le sale da concerto, comprese le più importanti, lamentano una mancanza di pubblico cronica, soprattutto di giovani! Eppure, basterebbe veramente poco per invertire questa triste tendenza: se ad un bambino lo si abitua da subito ad apprezzare un dipinto, la sala da concerto, un balletto, un brano di musica classica (e ce ne sono tantissimi e di meravigliosi dedicati proprio all’infanzia), crescendo tutto questo diventerà un suo bisogno primario. Io credo, forse ingenuamente, che tra tante brutture dell’animo umano, il “bello” è come una luce che può dipanare il buio, la nebbia…. ecco, cerchiamo di riaccendere questa luce!

“Prokofiev & Shostakovich Cello Sonatas” è il vostro nuovo album. Come nasce la scelta di dedicare un album legato a questi due grandi compositori della cultura russa?

Monaldo Braconi: Il sodalizio artistico con Gabriele Geminiani risale a molto tempo fa, quando io ho collaborato per molto tempo con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, dove Gabriele ricopre il ruolo di primo violoncello. Da subito è nata una grande amicizia legata a molte esperienze comuni: la Russia è stata una di queste. In effetti io ho vissuto, studiato e lavorato a San Pietroburgo dal 1992 al 1995, rimanendo comunque legato a questo meraviglioso e sfortunato paese anche in seguito. Gabriele Geminiani ha conseguito un premio speciale al concorso internazionale “M. Rostropovich”, (grandissimo violoncellista russo), di Parigi  e nel 2002 è stato invitato ad esibirsi, sempre a Parigi, sotto la direzione dello stesso Rostropovich.

Nei vari concerti in duo abbiamo notato immediatamente un comune modo di sentire la musica, soprattutto quella russa e russo – sovietica. È questa musica immensa, che ha a che fare con gli sterminati spazi di questo paese, con i colori forti dei palazzi delle grandi città, in contrasto con il candore della neve ed il grigiore di un cielo carico di nubi; è musica fatta di grandi contrasti, che rispecchiano i contrasti dell’anima slava, dalla malinconia alla fierezza. Ecco, suonando insieme a Gabriele tutti questi elementi venivano messi in risalto naturalmente, respiravamo insieme e ci esaltavamo insieme: da qui la scelta di registrare un cd dedicato a geniali compositori russi è stata quasi obbligata e naturale.

La nostra fortuna è poi stata quella di aver trovato una giovane etichetta, eccezionale e lungimirante come la PROMU LABEL, che si è spesa al massimo nella realizzazione di questo progetto: a loro va sicuramente tutta la nostra più sincera riconoscenza.

Il nostro magazine non è specificatamente dedicato alla musica classica. Come spieghereste che cosa si intende per “musica da camera” a uno dei nostri lettori che non ha mai seguito il genere?

Gabriele Geminiani: Beh per me è come la differenza che c’è tra andare ad una cena in un posto super affollato o rimanere a cena a casa con pochi amici…in entrambi i casi ci sono dei lati piacevoli, ma la musica da camera esalta di più l’intimità e la complicità che si crea tra pochi musicisti, con musica sublime paragonata ad un buon vino…la conversazione risulta più snella e più attenta. Poi anche la grande abbuffata ha i suoi lati positivi hehehe!

Secondo voi, è possibile rendere la musica da camera accessibile anche ad un pubblico di neofiti? Se sì, come? Quali possono essere gli strumenti per capirla al meglio?

Monaldo Braconi: La musica è un linguaggio universale che non ha bisogno di traduzioni, interpreti o dizionari. Certo, capire una qualsiasi lingua senza averla mai ascoltata comporta sempre dei problemi di comprensione ma il vantaggio di quest’arte e che, lasciandosi andare ad un ascolto rilassato e senza pregiudizi, magari ad occhi chiusi, lasciandosi prendere dalla magia dei suoni, la comprensione avviene automaticamente, come per magia: tutti possono esserne rapiti. Il bello è che, come per tutte le arti, chiunque può trovare il proprio significato, la propria “chiave di lettura”, secondo il proprio vissuto o la propria sensibilità.

Spesso queste arti vengono viste come manifestazioni di nicchia, comprensibili solo a quelle cerchie “illuminate” capaci di comprenderle, e forse una parte di colpa ce l’hanno anche i musicisti stessi, che si sono costruiti sul palcoscenico della sala da concerto una sorta di “Olimpo Musicale”, dal quale dispensano il proprio “Sapere Superiore”.

Nei nostri concerti cerchiamo invece di andare contro questa tendenza: sia io che Gabriele vogliamo condividere con chi ci ascolta la bellezza di quello che eseguiamo, vogliamo esaltare la grandezza di questi uomini (perchè il compositore è, alla fine, un uomo!), che sono stati capaci di scrivere delle meraviglie che riescono a suscitare emozioni fortissime. Noi siamo solo un tramite: il nostro compito è quello di trasmettere questa bellezza.

C’è un rito particolare che siete soliti rispettare prima di salire sul palco?

Gabriele Geminiani: Ho il terrore di dimenticare le parti o di aver preso le parti sbagliate…devo ricontrollare sempre mille volte! Purtroppo, mi è capitato e da allora è diventato un incubo…

Gabriele Geminiani e Monaldo Braconi, la nostra intervista è giunta al termine ed io vi ringrazio per essere stati con noi. A presto!!!

Monaldo e Gabriele: Grazie a voi e per la vostra attenzione! Ricordiamo che l’album è disponibile su tutti i digital stores e da fine giugno in copia fisica in tutti i negozi di dischi d’Europa e Stati Uniti.