SPETTACOLO

Zucchero a Sky TG24: «È stata la maestra alle elementari a marchiarmi con “zuccherino”»

È Adel­mo For­na­cia­ri, in arte Zuc­che­ro, il pro­ta­go­ni­sta del­la nuo­va pun­ta­ta di “Sto­ries”, il ciclo di inter­vi­ste ai prin­ci­pa­li inter­pre­ti del­lo spet­ta­co­lo di Sky TG24. Ospi­te del vice­di­ret­to­re del­la testa­ta Omar Schil­la­ci, il can­tau­to­re e musi­ci­sta emi­lia­no si rac­con­ta in “Zuc­che­ro Sugar For­na­cia­ri – Non mi basta un blues”, in onda lune­dì 22 novem­bre alle 21 su Sky TG24, saba­to 27 alle 13.40 su Sky Arte e sem­pre dispo­ni­bi­le On Demand. Con la regia di Fran­ce­sco Venu­to, l’intervista, accom­pa­gna­ta da alcu­ni dei suoi più gran­di suc­ces­si, è un alter­nar­si di rifles­sio­ni e aned­do­ti del­la vita professionale

Ho comin­cia­to come auto­re. Sì, can­ta­vo nel­la band con cui suo­na­va­mo in giro, nel­le bale­re, ma disco­gra­fi­ca­men­te non pia­ce­vo. Dice­va­no che non rap­pre­sen­ta­vo il bel can­to, che la mia voce non era mol­to ita­lia­na e che il blues nel nostro Pae­se non avreb­be mai fun­zio­na­to. Quin­di, visto che non riu­sci­vo a tro­va­re un con­trat­to disco­gra­fi­co per me, cer­ca­vo di piaz­za­re le mie can­zo­ni per altri, anche se in otto anni sono riu­sci­to a piaz­zar­ne solo due

e pri­va­ta “Alle ele­men­ta­ri la mae­stra dice­va che ero mol­to tran­quil­lo e disci­pli­na­to, non face­vo casi­no come i miei com­pa­gni. E’ sta­ta lei, e gli altri mi pren­de­va­no in giro per que­sto, che ha comin­cia­to a mar­chiar­mi con ‘zuc­che­ri­no’. Poi, però, alle medie ed alle supe­rio­ri sono diven­ta­to un anar­chi­co, che gui­da­va gli scio­pe­ri e le lot­te stu­den­te­sche” di una del­le voci ita­lia­ne più ama­te ed apprez­za­te in patria e all’estero.

Pro­prio in que­ste ore, a due anni di distan­za dall’ultimo disco di ine­di­ti, è usci­to il pri­mo album di cover del­la car­rie­ra di Zuc­che­roSugarFor­na­cia­ri: Disco­ver. Un lavo­ro che vede la col­la­bo­ra­zio­ne di gran­di arti­sti qua­li Bono, Eli­sa, Mah­mood, e un inten­so duet­to vir­tua­le con Fabri­zio De André sul­le note di Ho visto Nina vola­re, per il qua­le l’artista deve rin­gra­zia­re Dori Ghez­zi che, in occa­sio­ne del tri­bu­to allo stes­so Faber nel 2000

Mi dis­se di fare que­sta can­zo­ne. Però, quan­do ho deci­so di met­ter­la in ‘Disco­ver’, le ho chie­sto di ave­re anche la voce ori­gi­na­le di Fabri­zio, per ave­re un ven­to cal­do che mi spin­ges­se. Un ricor­do, qua­si come un omag­gio. Quan­do l’ho mon­ta­ta, insie­me all’arrangiamento e alla musi­ca, mi ha vera­men­te emo­zio­na­to, e quin­di l’ho inse­ri­ta”.

L’uscita dell’album è sta­ta anti­ci­pa­ta in radio, nel­le ulti­me set­ti­ma­ne, dal sin­go­lo Fol­low you fol­low me, una rilet­tu­ra coin­vol­gen­te di uno dei pri­mi gran­di suc­ces­si a livel­lo mon­dia­le dei Gene­sis, grup­po rock bri­tan­ni­co da sem­pre par­te inte­gran­te del baga­glio musi­ca­le di Zuc­che­ro. Le loro can­zo­ni ‘Sugar’ le ha ini­zia­te a suo­na­re agli albo­ri del­la car­rie­ra, quan­do anco­ra non c’erano le disco­te­che, con la sua band che non dove­va neces­sa­ria­men­te far bal­la­re le persone

Ave­va­mo la fun­zio­ne dell’attrazione, anche sen­za ave­re un nome famo­so. Suo­na­va­mo la nostra ora e mez­za, ma in quel­le occa­sio­ni pote­va­mo suo­na­re quel­lo che pia­ce­va a noi e non al gesto­re del loca­le, era­va­mo libe­ri. E allo­ra face­va­mo roba pesan­te, com­pli­ca­ta, come i Gene­sis, appun­to, o i Pink Floyd”.

Pri­mo disco rea­liz­za­to nel 1981 e cinquant’anni di car­rie­ra, arro­ton­dan­do per ecces­so. Zuc­che­ro ha suo­na­to fin da gio­va­nis­si­mo, pri­ma per pia­ce­re e poi per neces­si­tà quan­do, “per poter gua­da­gna­re la pagnot­ta”, ha abban­do­na­to gli stu­di di vete­ri­na­ria e comin­cia­to ad esi­bir­si nei loca­li: “mi fece piut­to­sto sof­fri­re il fat­to di dover pren­de­re una deci­sio­ne, o l’uno o l’altro. Però direi gra­zie ad Adel­mo, ha fat­to una scel­ta for­za­ta ma è anda­ta bene così”. Un vete­ri­na­rio man­ca­to, dun­que, e una scel­ta che si è rive­la­ta, a poste­rio­ri, vincente.

Ha suo­na­to in 69 sta­ti, per un tota­le di 128 cit­tà. Dif­fi­ci­le ricor­da­re tut­ti i con­cer­ti ed i live fat­ti, tan­ti dei qua­li l’hanno com­mos­so in manie­ra par­ti­co­la­re. Ma se ce n’è uno che Zuc­che­ro por­ta den­tro è il con­cer­to all’Havana

Con ottan­ta­mi­la per­so­ne, e una band mista, com­po­sta dal­la mia e da tan­ti cuba­ni. E’ sta­ta una espe­rien­za mol­to bel­la vede­re tut­te quel­le per­so­ne che bal­la­va­no. E’ un popo­lo fan­ta­sti­co, mol­to cal­do. Me lo ricor­de­rò per un bel po’”. ‘Sugar’, a pro­po­si­to, cre­de che il bal­lo sia un “po’ come la musi­ca”, una fan­ta­sti­ca for­ma d’arte al cui inter­no c’è di tut­to, “la sen­sua­li­tà, l’allegria, la paz­zia, la malin­co­nia. Ho sem­pre godu­to nel vede­re la gen­te bal­la­re, già da quan­do suo­na­vo nei club, nel veder­li feli­ci. Face­vo di tut­to, suo­nan­do anche bra­ni che per­met­tes­se­ro loro di diver­tir­si di più, di sfo­gar­si. Ho scel­to que­sto lavo­ro anche per quel­lo”, spin­to anche da un’altra, dif­fe­ren­te, moti­va­zio­ne arti­sti­ca, ovve­ro “più pos­si­bi­li­tà di bec­ca­re le ragaz­ze”.

Rico­no­sciu­to come uno dei prin­ci­pa­li espo­nen­ti del blues in Ita­lia, nell’intervista Zuc­che­ro ricor­da di aver sen­ti­to il richia­mo di que­sto gene­re musi­ca­le quan­do ave­va cir­ca 11 anni, gra­zie ad un jukebox. 

“I miei si era­no tra­sfe­ri­ti in Ver­si­lia, e c’era un bar dove si anda­va a gio­ca­re a biliar­do, a biliar­di­no. Io, inve­ce, ero lì, al juke­box, e sen­tii per la pri­ma vol­ta ‘(Sit­tin’ on) the Dock of the Bay’ di Otis Red­ding: rima­si fol­go­ra­to, nel sen­so che la sen­sua­li­tà, il rit­mo, i suo­ni, e il modo di inter­pre­ta­re e di can­ta­re così rit­mi­co, pur essen­do una bal­la­ta, mi ave­va­no pre­so. Ho pen­sa­to ‘io vor­rei fare que­sta musi­ca qua’, e già strim­pel­la­vo un po’ con le tastie­re”.

E for­se gra­zie pro­prio alla tastie­ra, quel­la dell’organo che ave­va impa­ra­to a suo­na­re in chie­sa da ragaz­zi­no, che un’estetica gospel ha accom­pa­gna­to ‘Sugar’ lun­go tut­ta la sua car­rie­ra? “Pen­so di sì — ha rispo­sto - Sono mol­to attrat­to anche ades­so dal­le chie­se, quel­le vuo­te, come qual­co­sa dove entra­re e con­cen­trar­mi per un atti­mo a pen­sa­re. Anche se tut­ta­via, mio mal­gra­do, non sono anco­ra cre­den­te. Ci sto lavo­ran­do, sono aper­to e spe­ro che arri­vi il gior­no, anche per­ché non si sa mai. E in qual­che modo l’ho scrit­to anche in una can­zo­ne, ‘ti sto cer­can­do’”.

In chiu­su­ra vie­ne pro­po­sta una, qua­si, diver­ten­te dico­to­mia: ‘ti pia­ce invec­chia­re / tor­ne­re­sti ai tuoi vent’anni?’. A Zuc­che­ro la pri­ma par­te sem­bra non pia­ce­re mol­to, a cau­sa del “fisi­co che invec­chia quan­do il cer­vel­lo, inve­ce, va in sen­so con­tra­rio. Ero più respon­sa­bi­le e ligio quan­do ero più gio­va­ne, per­ché dove­vo bada­re alla fami­glia, men­tre ades­so che un po’ di cose le ho fat­te, un po’ di vita l’ho vis­su­ta”, e non aven­do più la pre­oc­cu­pa­zio­ne di por­ta­re a casa la pagnot­ta, “mi voglio diver­ti­re di più”, anche se tor­ne­reb­be ai suoi vent’anni, ma solo per poco, dicia­mo “qual­che annet­to. Non sono sta­ti anni faci­li”.

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