MUSICA

“Siamo sicuri di essere giovani?”, Garrincha Dischi annuncia l’uscita del primo album di Jacopo Et

Sia­mo sicu­ri di esse­re gio­va­ni? è il debut album di Jaco­po Et, esor­dio che la label bolo­gne­se Gar­rin­cha Dischi lan­cia il 12 novem­bre su tut­te le piat­ta­for­me, in CD e VINILE. Un disco dal­le tin­te pop-rock che dà il via ad un nuo­vo per­cor­so in cui l’’affermato auto­re bolo­gne­se, già al lavo­ro per arti­sti del cali­bro di Anna­li­sa, Fedez, Gaia, Max Pez­za­li, è pron­to a met­ter­ci la fac­cia: è un lavo­ro con poco spa­zio per pian­ger­si addos­so, par­la di sto­rie di quar­tie­re, di una pic­co­la cit­tà vista dal­la peri­fe­ria e del­la gran­de metro­po­li vista con gli occhi di chi è cre­sciu­to in provincia.

«Sia­mo sicu­ri di esse­re gio­va­ni? E’ una doman­da che vor­rei fare a un sac­co di gen­te e pri­ma di tut­to a me stes­so» que­si­to che l’autore rivol­ge in par­ti­co­la­re a chi con­ti­nua a cer­ca­re il “nuo­vo” in manie­ra com­pul­si­va «sia­mo sicu­ri che chia­ma­re “vec­chia” una cosa che non rispet­ta e non rispec­chia i cano­ni este­ti­ci del momen­to sia una cosa da gio­va­ni?».
Sul pia­no del­la scrit­tu­ra, il disco svi­lup­pa una chia­ve che con­ta­mi­na gene­ri ed epo­che musi­ca­li, unen­do mon­di appa­ren­te­men­te distan­ti sia nel­le nel­le sono­ri­tà che a livel­lo testua­le, cala­mi­tan­do la sti­ma di col­la­bo­ra­zio­ni tra­sver­sa­li che van­no da Jake La Furia a Lo Sta­to Socia­le, sino a gio­va­ni pro­mes­se come Fresh Mula.

Regi­stra­to tra Mila­no e Bolo­gna, l’album van­ta in cabi­na di regia una serie di fuo­ri­clas­se del­la sce­na nostra­na come Ste­fa­no “Zef” Togni­ni, Ric­car­do Sci­rè, Gior­da­no Colom­bo, Fede­ri­co Nar­del­li, Fran­ce­sco Fer­ra­ri, Simo­ne “Simon Says” Pri­vi­te­ra, insie­me ai pro­dut­to­ri di Gar­rin­cha Mat­teo ’Costa’ Roma­gno­li e Nico­la ‘Hyp­po’ Roda.

«La vor­rei fare a tut­ti que­sta doman­da, per­ché secon­do me è una doman­da che fa bene» con­clu­de Jaco­po Et «Sia­mo sicu­ri di esse­re gio­va­ni? Sì caz­zo, cer­to che sia­mo sicu­ri. Che doman­de sono?».

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