SPETTACOLO

Le Iene, Madame: «Anche se non ho trovato la cura per lo star male, ho curato la paura di star male»

A “Le Iene” è anda­to in onda il mono­lo­go di Mada­me in cui la can­tan­te par­la, in pri­ma per­so­na, sen­za fil­tri, in manie­ra inti­ma e auto­bio­gra­fi­ca, dell’autostima. La gue­st star, con Nico­la Savi­no e la Gialappa’s Band, ha con­dot­to sta­se­ra la sesta pun­ta­ta del­lo show nel­la pri­ma sera­ta di Italia1. Que­ste le sue parole: 

«Que­sta sera voglio par­lar­vi di una cosa che, fino a qual­che mese fa, non ave­vo. L’autostima. Auto­sti­ma è ama­re se stes­si. Com­pren­der­si, accet­tar­si. Per­do­nar­si. Dob­bia­mo impa­ra­re ad ama­re tut­to di noi. Anche le par­ti peg­gio­ri. Quel­le che ci fan­no sof­fri­re e vor­rem­mo cam­bia­re. Ma se pro­via­mo a cam­biar­le odian­do ciò che sia­mo, fac­cia­mo un casi­no. Sbre­ghia­mo tut­to. L’assenza di auto­sti­ma è una brut­ta bestia. Se non ce l’hai, sen­ti di non vale­re nul­la. L’anno scor­so sono sta­ta ospi­te a XFac­tor due vol­te. Pri­ma di sali­re sul pal­co ero sola den­tro il came­ri­no. Pian­ge­vo dispe­ra­ta: Cosa ci fac­cio qua?. Non me lo meri­to. Non mi rico­no­sce­vo. Non mi ama­vo. La veri­tà è che sono sta­ta di mer­da per anni. Pure a San­re­mo, e con il disco d’esordio in usci­ta. Sta­vo male. Sem­pre. Pren­de­vo ansio­li­ti­ci come fos­se­ro acqua. Lo sto­ma­co chiu­so. Non man­gia­vo. Non dor­mi­vo. Era un cir­co­lo vizio­so. Dice­vo: Ma ca**o! Per­ché devo sta­re sem­pre così?. A un cer­to pun­to è anda­ta pure peg­gio. All’improvviso nel­la mia vita tut­to era vuo­to. Sen­za un sen­so. Mia madre. La mia casa. Il mio cane. La musi­ca. Chie­de­vo alla gen­te: Pote­te dir­mi che sen­so date alla vostra vita?. Da sola non riu­sci­vo più a capir­lo. È sta­to orri­bi­le. Un dolo­re atro­ce. In quel momen­to ho scrit­to una del­le mie fra­si più bel­le: Non ho pau­ra di mori­re, ma ho pau­ra di voler mori­re. Poi mi sono det­ta: basta. Non puoi anda­re avan­ti così. Ho ini­zia­to a lavo­ra­re ogni gior­no per tro­va­re un sen­so. Ho guar­da­to in fac­cia l’ansia che mi ave­va sem­pre accom­pa­gna­ta. E ho tro­va­to il modo per eli­mi­nar­la. Mi sono det­ta: Pri­ma o poi sof­fri­rai, ma non devi ave­re pau­ra. Per­ché se sof­fri­rai, ti cure­rai E se non lo farai, mori­rai. E sai cosa c’è? Che tut­ti, pri­ma o poi, muo­io­no. Non pos­sia­mo rovi­nar­ci la vita per­ché abbia­mo pau­ra di sof­fri­re. O di mori­re. È una gran­dis­si­ma caga­ta. Per me capir­lo è sta­ta una libe­ra­zio­ne. Ho impa­ra­to a non esse­re schia­va del­la fret­ta, a goder­mi i silen­zi, il buio. Ho impa­ra­to a respi­ra­re. Ad accet­ta­re le cose che acca­do­no sen­za che io pos­sa con­trol­lar­le. Ad accet­ta­re me. Se mi ave­ste cono­sciu­to un anno fa, avre­ste det­to: min***a, que­sta è gra­ve. Ades­so mi sono mes­sa a posto. Ho tro­va­to un sen­so nell’amore. E ho sti­ma di me per­ché so com­pren­der­mi, accet­tar­mi e amar­mi. Insom­ma, sto bene. E anche se non ho tro­va­to la cura per lo star male, ho cura­to la pau­ra di star male».

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