SPETTACOLO

Arriva al cinema “In questa storia che è la mia”, la straordinaria opera-concerto di Claudio Baglioni

Uno spet­ta­co­lo ecce­zio­na­le per tem­pi ecce­zio­na­li. È “In que­sta sto­ria che è la mia”, l’opera-concerto tota­le regi­stra­ta pres­so il Tea­tro dell’Opera di Roma, trat­ta dall’omonimo e ulti­mo album di ine­di­ti di Clau­dio Baglio­ni (cer­ti­fi­ca­to pla­ti­no e con oltre 14 milio­ni di strea­ming — audio e video), che arri­ve­rà nel­le sale cine­ma­to­gra­fi­che per tre gior­ni, 2–3‑4 novem­bre, distri­bui­to da Medu­sa Film.

L’opera-concerto tota­le “In que­sta sto­ria che è la mia” è ecce­zio­na­le non solo nell’ideazione – paro­le e musi­che di Clau­dio Baglio­ni, dire­zio­ne arti­sti­ca di Giu­lia­no Pepa­ri­ni - ma soprat­tut­to nel­la rea­liz­za­zio­ne. In tem­pi nor­ma­li, infat­ti, non sareb­be mai sta­to pos­si­bi­le dar vita a un’opera che tra­sfor­ma in ambien­te sce­ni­co ogni spa­zio (retro­pal­co, pal­chi, gol­fo misti­co, pla­tea, foyer, came­ri­ni e cor­ri­doi) del Tea­tro nel qua­le va in sce­na. Per que­sta occa­sio­ne, arti­sta, orche­stra, coro e par­te del cor­po di bal­lo del Tea­tro dell’Opera di Roma, musi­ci­sti, voca­li­st, dan­za­to­ri, per­for­mer e acro­ba­tia­ni­ma­no ogni ango­lo del­la strut­tu­ra, illu­mi­nan­do di sé, oltre al pal­co­sce­ni­co, tut­ti que­gli spa­zi che, soli­ta­men­te, non sono luo­ghi di rap­pre­sen­ta­zio­ne. L’opera-concerto tota­le “In que­sta sto­ria che è la mia” è una esclu­si­va ITsART, la piat­ta­for­ma strea­ming pro­mos­sa dal MiC dedi­ca­ta a tea­tro, musi­ca, cine­ma, dan­za e ogni for­ma d’ar­te, con con­te­nu­ti live e on-demand, dispo­ni­bi­li in Ita­lia e all’e­ste­ro.

«La feri­ta dei tea­tri vuo­ti ci ha col­pi­ti al cuo­re e fati­che­rà a rimar­gi­nar­sirac­con­ta Clau­dio Baglio­niPer que­sto ho cer­ca­to di con­tri­bui­re a riem­pi­re quel vuo­to, por­tan­do in dono al tea­tro tut­to quel­lo che ave­vo da dare. Musi­ca e paro­le, natu­ral­men­te. Ma anche un’Opera “In que­sta sto­ria che è la mia” che fon­de reci­ta­zio­ne, dan­za, gesto, gio­chi di luci e suo­ni, “qua­dri” ani­ma­ti da per­for­mer, e nel­la qua­le gran­de orche­stra, coro liri­co, cori­sti e band diven­ta­no co-pro­ta­go­ni­sti del­la nar­ra­zio­ne. Ognu­no di noi con la pro­pria arte, sen­si­bi­li­tà, inten­si­tà, espres­si­vi­tà ha pro­va­to a can­cel­la­re il vuo­to del tea­tro, riem­pien­do­lo, let­te­ral­men­te, di vita. E, così, tut­to (pal­co­sce­ni­co, gol­fo misti­co, pla­tea, pal­chi, log­gio­ni, foyer, cor­ri­doi, back­sta­ge) è diven­ta­to sce­na. Uno spet­ta­co­lo tota­le in uno spa­zio sce­ni­co tota­le, nel qua­le — per la pri­ma vol­ta — l’idea wag­ne­ria­na dell’arte tota­le si rea­liz­za in una archi­tet­tu­ra tota­le. “In que­sta sto­ria che è la mia” è dav­ve­ro uno spet­ta­co­lo ecce­zio­na­le per tem­pi ecce­zio­na­li. E non solo per­ché in “tem­pi nor­ma­li” non sareb­be mai sta­to pos­si­bi­le con­ce­pir­lo né rea­liz­zar­lo ma, soprat­tut­to, per­ché cre­do ci sia biso­gno di idee ecce­zio­na­li per aiu­ta­re cer­te feri­te a rimar­gi­nar­si, e tra­smet­te­re le ener­gie che ser­vo­no a fare di dolo­re, dif­fi­col­tà e pri­va­zio­ni i semi per costrui­re un futu­ro nuo­va­men­te degno di que­sto nome».

Arte tota­le, tea­tro tota­le, este­ti­ca cinematografica

Un’anteprima asso­lu­ta. Non solo per­ché tema, nar­ra­zio­ne, can­zo­ni e alle­sti­men­to musi­ca­le e sce­ni­co sono ori­gi­na­li ma, soprat­tut­to, per­ché “In que­sta sto­ria che è la mia ripren­de l’idea wag­ne­ria­na di ope­ra d’arte tota­le. Arte tota­le in un inte­ro tea­tro, dun­que, in tut­ti i signi­fi­ca­ti che il com­bi­nar­si di que­ste due for­mu­le è in gra­do di espri­me­re che fini­sce, però, col rive­la­re un’estetica cine­ma­to­gra­fi­ca, tan­to da tra­sfor­ma­re “In que­sta sto­ria che è la mia” in un ine­di­to Fil­mO­pe­ra. Come acca­de nel­la cine­ma­to­gra­fia, infat­ti, le diver­se sce­ne di que­sto straor­di­na­rio atto uni­co (sce­ne rese anco­ra più sug­ge­sti­ve dal ricor­so ad effet­ti di luce e solu­zio­ni illu­mi­no­tec­ni­che che nor­mal­men­te non si vedo­no nei tea­tri di tra­di­zio­ne all’italiana) sono sta­te ripre­se da diver­si pun­ti di vista – attra­ver­so un incal­zan­te ed emo­zio­nan­te uso di cam­pi e con­tro­cam­pi — in modo da uni­re al liri­smo fisi­co del tea­tro, la magia meta­fi­si­ca del cinema.

Sto­ria di un amo­re e dell’amore

È la sto­ria di un gran­de amo­re e dell’amore stes­so: amo­re per­so­na­le — rea­le o idea­le, fisi­co o men­ta­le, vis­su­to o sem­pli­ce­men­te vagheg­gia­to ma, sem­pre inat­te­so, sor­pren­den­te, tra­vol­gen­te di un “uomo di varie­tà” e del­la sua “prin­ci­pes­sa”. Ma anche amo­re uni­ver­sa­le: anti­co, eppu­re ogni vol­ta incre­di­bil­men­te nuo­vo, che ani­ma ogni vena­tu­ra del tem­po pas­sa­to, pre­sen­te e futu­ro e dà sen­so e valo­re a tut­te le sta­gio­ni del­la vita: fan­ciul­lez­za, ado­le­scen­za, gio­ven­tù, maturità.

L’opera-concerto

Lo spet­ta­co­lo del­la dura­ta di novan­ta minu­ti si apre con un mono­lo­go evo­ca­ti­vo e rap­so­di­co scrit­to da Clau­dio Baglio­ni e inter­pre­ta­to da Pier­fran­ce­sco Favi­no e un pre­lu­dio dan­za­to affi­da­to all’étoi­le Eleo­no­ra Abba­gna­to. La dire­zio­ne di orche­stra e coro è di Dani­lo Minot­ti, men­tre la dire­zio­ne del­la band di Baglio­ni è affi­da­ta a Pao­lo Gia­no­lio, che ha fir­ma­to gli arran­gia­men­ti e le orche­stra­zio­ni di nove dei quat­tor­di­ci bra­ni dell’album. Gli arran­gia­men­ti degli altri set­te bra­ni por­ta­no, inve­ce, la fir­ma di Cel­so Val­li. I con­tri­bu­ti soli­sti­ci sono di Gian­car­lo Cimi­nel­li, Ales­san­dro Tomei, Rober­to Paga­ni, Dani­lo Rea e Gio­van­ni Baglio­ni, che ese­gue la sui­te fina­le dell’album.

In que­sta sto­ria che è la mia è pro­dot­to da Friends & Part­ners e Fenix Enter­tain­ment S.p.A. La regia tea­tra­le è di Giu­lia­no Pepa­ri­ni, la foto­gra­fia è di Ivan Pier­ri, la regia tele­vi­si­va è di Lui­gi Anto­ni­ni.

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