SPETTACOLO

‘Buoni o Cattivi’, Marcell Jacobs: “Il record del mondo? Ormai ho capito che nulla è impossibile”

Doma­ni, mar­te­dì 28 set­tem­bre, in pri­ma sera­ta su Ita­lia 1, va in onda la quar­ta ed ulti­ma pun­ta­ta di “Buo­ni o Cat­ti­vi”, il pro­gram­ma di Video­news con­dot­to da Vero­ni­ca Gen­ti­li, che rac­con­ta spac­ca­ti del­la real­tà ita­lia­na, attra­ver­so sto­rie vere in pre­sa diret­ta, sen­za fil­tri, al con­fi­ne tra il bene e il male.

Vero­ni­ca Gen­ti­li inter­vi­sta Mar­cell Jacobs, l’uomo più velo­ce del mon­do per aver impie­ga­to 9 secon­di e 80 cen­te­si­mi alle ulti­me Olim­pia­di di Tokyo e aver vin­to due meda­glie d’oro, una nei cen­to metri, l’altra nel­la staf­fet­ta 4x100.

Con Mar­cel, Vero­ni­ca Gen­ti­li par­le­rà del pas­sag­gio dall’essere un atle­ta come tan­ti a diven­ta­re un mito per milio­ni di ita­lia­ni. Cre­sciu­to da solo con la madre, Mar­cell ha lot­ta­to con­tro il sen­so di ingiu­sti­zia per l’abbandono del padre e per un’infanzia diver­sa da quel­la dei suoi coe­ta­nei. Poi, gra­zie al lavo­ro intra­pre­so con una men­tal coach e all’accettazione del­le sue debo­lez­ze, ha taglia­to per pri­mo il tra­guar­do. A pro­po­si­to dei fan, l’atleta rac­con­ta:

“Alcu­ne per­so­ne mi scri­vo­no che mi segui­ran­no fin sot­to casa se non rispon­do. Mi man­da­no foto di ogni tipo, cose a cui non ero abi­tua­to. Non ho mai rinun­cia­to a fare una foto e cre­do che con­ti­nue­rò a far­lo. Sen­za le per­so­ne che cre­do­no in te è più dif­fi­ci­le ave­re una spin­ta in più e cre­do sia impor­tan­te ricam­bia­re per tut­to quel­lo che mi han­no dato e che ho sen­ti­to men­tre gareg­gia­vo. I papa­raz­zi? Mi piac­cio­no, e con­ti­nue­ran­no a pia­cer­mi. Vor­rei aver­li tut­ti i gior­ni sot­to casa!”.

Sul­la sua vit­to­ria a Tokyo con­fes­sa: “Esse­re l’uomo più velo­ce del mon­do è quel­lo che ho sem­pre desi­de­ra­to, esse­re rico­no­sciu­to con que­sto nome è un sogno che mi por­to den­tro sin da bam­bi­no. Nel­la mia men­te c’era l’immagine di esse­re rico­no­sciu­to, fer­ma­to per stra­da, ed ora è rea­le. Per­ché ci sono riu­sci­to? Non cre­do di ave­re nul­la in più degli altri se non tan­ta deter­mi­na­zio­ne. Ogni gior­no cer­ca­vo di aggiun­ge­re un pez­zet­to di un puzz­le per rag­giun­ge­re que­sti risul­ta­ti, un puzz­le pie­no di sogni che oggi è anco­ra a metà. La cosa che mi fa vera­men­te pia­ce­re è il «gra­zie» quan­do mi fer­ma­no, mi ren­de anco­ra più orgo­glio­so. È una respon­sa­bi­li­tà che non mi pesa, por­ta­re la ban­die­ra ita­lia­na in giro per il mon­do mi gra­ti­fi­ca tan­tis­si­mo. Ho ini­zia­to a ren­der­mi con­to di quel­lo che era acca­du­to a Tokyo quan­do sono atter­ra­to a Fiu­mi­ci­no: c’era la mia fami­glia, la mia com­pa­gna con i miei bam­bi­ni, e tan­te per­so­ne che era­no lì solo per me. Aver fat­to emo­zio­na­re l’Italia per me è una favola.”

Mar­cell par­la dell’importanza dell’essere deter­mi­na­ti:“C’è una fra­se bel­lis­si­ma che dice «o man­gi o vie­ni man­gia­to» e io ho deci­so di man­gia­re, la mia è una fame incre­di­bi­le che non se ne va, che vuo­le pren­de­re tut­to quel­lo che è pos­si­bi­le, voglio vin­ce­re. Usain Bolt mi ha scrit­to facen­do­mi i com­pli­men­ti e dicen­do­mi che era fie­ro di quan­to ero riu­sci­to a fare per­ché non era cosa da tut­ti. Lui detie­ne anco­ra il record del mon­do ma per me ora nul­la è impossibile.”

Infi­ne Jacobs affron­ta la sua sto­ria per­so­na­le, in par­ti­co­la­re sul rap­por­to con suo padre ammet­te: “Fino ad un anno fa ave­vo un bloc­co, ave­vo crea­to un muro di cemen­to arma­to su tut­to quel­lo che riguar­da­va mio padre. Sono cre­sciu­to solo con mia madre, era quel­la la mia fami­glia. Poi ad un cer­to pun­to ho comin­cia­to a par­lar­ne e a but­ta­re giù quel muro, comin­cian­do a descri­ve­re la mia vita sen­za di lui. Pri­ma nel­le gare mi auto-sabo­ta­vo, mi si indu­ri­va­no le gam­be, ave­vo pau­ra di quell’abbandono che ave­vo avu­to da lui. La cosa buo­na che mi ha lascia­to sono le fibre musco­la­ri, così velo­ci… Se mio padre è sta­to cat­ti­vo con me? No, cre­do sia sta­ta una situa­zio­ne dif­fi­ci­le; vor­rei capi­re tut­to quel­lo che ha pas­sa­to, sen­ti­re la sua sto­ria. Ho deci­so di veder­lo per capi­re tan­te cose che non so… Ho dedi­ca­to la pri­ma meda­glia a mio non­no che mi ha sem­pre segui­to. Mia madre mi ha inse­gna­to che tut­to era pos­si­bi­le con impe­gno e deter­mi­na­zio­ne. È tut­to­ra la mia moti­va­tri­ce, la mia figu­ra di rife­ri­men­to. Il mio idolo.”

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