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Emis Killa a ‘Buoni o Cattivi’: “Io sono stato un malandrino, quando ero molto giovane”

Sta­se­ra e per quat­tro mar­te­dì, in pri­ma sera­ta su Ita­lia 1, va in onda “Buo­ni o Cat­ti­vi”, il nuo­vo pro­gram­ma di video­news con­dot­to da Vero­ni­ca Gen­ti­li, che rac­con­ta spac­ca­ti del­la real­tà ita­lia­na, attra­ver­so sto­rie vere in pre­sa diret­ta, sen­za fil­tri, al con­fi­ne tra il bene e il male. Ogni appun­ta­men­to ha un tema e si com­po­ne di due parti:

  • Il film: una nar­ra­zio­ne rit­ma­ta e inten­sa e un mon­tag­gio ser­ra­to e moder­no por­ta­no il tele­spet­ta­to­re den­tro i fat­ti e la cro­na­ca, coin­vol­gen­do­lo in modo tal­vol­ta anche duro; 
  • L’intervista: il dia­lo­go diste­so e inti­mo di Vero­ni­ca Gen­ti­li con un pro­ta­go­ni­sta dei nostri tem­pi si intrec­cia con le sto­rie e offre una rifles­sio­ne ori­gi­na­le sul tema del­la pun­ta­ta. L’intervista si svol­ge nel­lo stre­pi­to­so pano­ra­ma da La Lan­ter­na Rome, la cupo­la moder­na che sovra­sta il cuo­re del­la capi­ta­le con la strut­tu­ra di vetro e accia­io fir­ma­ta Fuksas.

L’intervista di Vero­ni­ca Gen­ti­li è con Emis Kil­la, rap­per tra i più ama­ti dal pub­bli­co ita­lia­no, uno che quel­la Mila­no l’ha vis­su­ta in pri­ma per­so­na, ma al momen­to giu­sto ha deci­so da che par­te sta­re. Que­ste alcu­ne del­le sue dichiarazioni: 

“Il malan­dri­no non fa musi­ca, è impe­gna­to a con­dur­re un altro tipo di vita, nell’illegalità. Sono sem­pre sta­to attrat­to da quel mon­do, un po’ pit­to­re­sco, se voglia­mo, da quel tipo di vita, ma in quel­la vera, vede­re come uno spa­ra, sen­ti­re l’odore del san­gue, è mol­to brut­to, ti lascia il mago­ne addos­so. Io sono sta­to un malan­dri­no come lo si può esse­re a quell’età, quan­do si è mol­to gio­va­ni. Non ho mai avu­to guai con la leg­ge, sono sta­to for­tu­na­to e intel­li­gen­te da abban­do­na­re pre­sto quel tre­no e capi­re che non mi avreb­be mai por­ta­to da nes­su­na par­te ma ho visto mol­ti ami­ci fini­re in gale­ra o in comu­ni­tà. A quell’età sen­ti il peso del bran­co, cer­chi una fra­tel­lan­za, un’accettazione. Io sono cre­sciu­to in una situa­zio­ne in cui non mi è man­ca­to l’amore da par­te del­la mia fami­glia ma mi è man­ca­to il tem­po con i miei geni­to­ri quin­di la mia fami­glia l’ho vis­su­ta più in stra­da che in casa. Mi pia­ce­va quan­do vede­vo arri­va­re quel­lo più gran­de a cui nes­su­no dice­va nien­te, era comun­que un pote­re, e il pote­re affa­sci­na chiun­que. Per noi che non ave­va­mo nes­su­na pos­si­bi­li­tà l’unico pote­re che si pote­va met­te­re in atto era la vio­len­za, la domi­nan­za, sugli altri. Oggi anche la nostra com­pa­gnia sareb­be sta­ta defi­ni­ta una baby gang”.

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