MUSICA

Claudio Baglioni: «Per una volta tanto, fa davvero piacere essere “sbattuti su un muro”»

Clau­dio Baglio­ni, in occa­sio­ne dei suoi 70 anni, ha volu­to rin­gra­zia­re i pro­pri fan per i tan­ti doni e pen­sie­ri rice­vu­ti con un bel­lis­si­mo mes­sag­gio sui social.

In par­ti­co­la­re, Clau­dio Baglio­ni fa rife­ri­men­to alla rea­liz­za­zio­ne del mura­les crea­to da un suo grup­po di fan pres­so Casa San Feli­ce, casa-fami­glia gesti­ta dal par­ro­co dell’omonima chie­sa nel quar­tie­re roma­no di Cen­to­cel­le a Roma (Piaz­za di S. Feli­ce da Can­ta­li­ce, 20) che raf­fi­gu­ra un pri­mo pia­no dell’artista uni­ta­men­te alle note e alle paro­le di “Stra­da facen­do”, cele­bre bra­no del 1981.

Lo staff di www.doremifasol.org (sito di rife­ri­men­to per i fan di Baglio­ni) e i nume­ro­sis­si­mi segua­ci han­no uni­to le for­ze con lo street arti­st Mau­ro Palot­ta, in arte Mau­pal, per rea­liz­za­re un mura­les cele­bra­ti­vo in un luo­go sim­bo­li­co per Clau­dio Baglioni.

Que­ste le paro­le di Clau­dio Baglioni:

È una sor­pre­sa inde­scri­vi­bi­le. Ma come vi è sal­ta­to in men­te?!? Nel quar­tie­re dove sono sta­to bam­bi­no e ado­le­scen­te. A Cen­to­cel­le, dove sono diven­ta­to un ragaz­zo. Nel­la piaz­za in cui son sali­to, per la pri­ma vol­ta, su un pal­co sen­za lon­ta­na­men­te imma­gi­na­re quel che sareb­be acca­du­to in segui­to. Su una pare­te del­la casa fami­glia San Feli­ce pro­prio davan­ti a quel pal­chet­to del tem­po che fu. L’avete pen­sa­ta bel­la. Una gran cosa per una buo­na cau­sa. Il mio apprez­za­men­to e la mia gra­ti­tu­di­ne non han­no voce e paro­le suf­fi­cien­ti e ade­gua­te. È una sen­sa­zio­ne biz­zar­ra e stu­pe­fa­cen­te. E, per una vol­ta tan­to, fa dav­ve­ro pia­ce­re esse­re “sbat­tu­ti su un muro”. Un muro, che in que­gli anni, teme­vo si alzas­se per sem­pre tra me e tut­ti gli altri e che oggi si fa testi­mo­nian­za di un incon­tro che dura da allo­ra. Un insie­me di pic­co­le sto­rie vis­su­te o mai risa­pu­te che la vita ha nar­ra­to nel roman­zo di ognu­no di noi. Nel­lo stes­so momen­to rin­gra­zio colo­ro che con doni e pen­sie­ri diver­si si sono ricor­da­ti di me e del­la mia pros­si­ma età. Sono tan­ti di nume­ro e cia­scu­no con la sua fir­ma e la sua fan­ta­sia. A tut­ti vor­rei dire il mio bene per­ché a dar­lo non ne sarei capa­ce. Si cre­sce e ci si fa gran­di, ma non si smet­te mai di esse­re timi­di e schi­vi. A com­bat­te­re il tem­po come si fa? Si può bat­te­re anco­ra a tem­po di musi­ca. Sul tem­po che va”.

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