INTERVISTA

Napodano: “Ricominciamo a guardare negli occhi le canzoni che ascoltiamo”

Napo­da­no pre­sen­ta Fac­cio Indie, iro­nia sugli ste­reo­ti­pi del pop cantautorale.

Il bra­no, anti­ci­pa­to da un impor­tan­te radio tour che lo ha por­ta­to nel­le set­ti­ma­ne scor­se ospi­te di mol­te radio nazio­na­li, arri­va sui cana­li digi­ta­li per Street Label Records e distri­bui­to da Believe. 

Fac­cio Indie pren­de come rife­ri­men­to le sono­ri­tà tipi­che del­la musi­ca indie, sten­den­do­si su un tap­pe­to sono­ro com­po­sto da una stru­men­ta­zio­ne pret­ta­men­te acu­sti­ca e un arran­gia­men­to colo­ra­to da suo­ni mol­to più elet­tro­ni­ci e attuali. 

Il bra­no, pro­dot­to da Samuel Rafa­lo­wicz con un video diret­to da Vir­gi­nia Pavon­cel­lo, fa il ver­so in manie­ra iro­ni­ca agli ste­reo­ti­pi del pop can­tau­to­ra­le di oggi dove per ave­re la chan­ce di esse­re pre­si in con­si­de­ra­zio­ne, è neces­sa­rio auto mar­chiar­si indie. L’Indie Pop ha un suo lin­guag­gio comu­ni­ca­ti­vo, musi­ca­le e visi­vo. Napo­da­no, col suo sar­ca­smo, riper­cor­re le gesta di un arti­sta che pri­ma anco­ra di fare una “bel­la can­zo­ne”, è costret­to a pia­ni­fi­ca­re “la stra­te­gia vincente”. 

Napo­da­no, ben­ve­nu­to su Rifu­gio Musi­ca­le! Rom­pia­mo subi­to il ghiac­cio: pro­va a descri­ver­ti con tre agget­ti­vi e spie­ga­ci il per­ché!

Ciao e gra­zie per lo spa­zio che mi sta­te dedi­can­do. Se doves­si descri­ver­mi in tota­le sin­ce­ri­tà direi che il moto­re immo­bi­le del­la mia esi­sten­za è sen­za dub­bio lo spi­ri­to pole­mi­co, che piaz­zo al pri­mo posto per meri­ti sul cam­po. Al secon­do posto la mia più gran­de cro­ce: sono un ingua­ri­bi­le idea­li­sta. Sono mos­so da un sen­so di giu­sti­zia qua­si total­men­te inap­pli­ca­bi­le e dal sen­so di col­pa quan­do non rie­sco a met­ter­lo in pra­ti­ca come vor­rei. Meda­glia di bron­zo alla pazien­za; ne ho in quan­ti­tà imba­raz­zan­ti. Sono così pazien­te che se mi bru­cias­si le mani sui for­nel­li, ver­reb­be pro­po­sta la mia beatificazione.

Par­la­ci del tuo pro­get­to: quan­do hai capi­to di voler intra­pren­de­re un pro­get­to can­tau­to­ra­le soli­sta? Qua­li sono sta­te le moti­va­zio­ni che ti han­no spin­to a farlo? 

Ho comin­cia­to a voler met­te­re su car­ta dei testi e can­tar­li con coscien­za arti­sti­ca in un momen­to del­la mia vita in cui non suo­na­vo con nes­sun grup­po, che non ave­vo voglia di gran­di fre­quen­ta­zio­ni al di fuo­ri del­lo stret­to neces­sa­rio e in cui quel­lo che scri­ve­vo era così per­so­na­le che non mi sem­bra­va cosa buo­na con­di­vi­der­lo. Solo dopo diver­so tem­po ho fat­to ascol­ta­re qual­co­sa al mio attua­le pro­dut­to­re in Bel­gio e ai ragaz­zi dell’etichetta a Roma; sono sta­ti loro a spin­ge­re per lavo­ra­re sui miei bra­ni e dar­li in pasto alle mandrie.

Qual è, secon­do te, il ruo­lo del can­tau­to­re oggi? E tu, quan­to ti sen­ti par­te dell’attuale pano­ra­ma musi­ca­le di tendenza? 

Pen­sa­vo di saper­lo, pen­sa­vo di saper rispon­de­re a doman­de filo-socia­li come que­ste e addi­rit­tu­ra di saper tro­va­re il mio posto nell’attuale mon­do del­la musi­ca, ma non ne ho più idea. O meglio, fino a qual­che tem­po fa pen­sa­vo di aver­la. Ero con­vin­to che il can­tau­to­re aves­se un ruo­lo socia­le con l’incarico di can­ta­re le emo­zio­ni e i sen­ti­men­ti del­le per­so­ne, di far nasce­re idee, di crea­re pen­sie­ri, di far con­di­vi­de­re emo­zio­ni, ma da quel­lo che vedo è rara­men­te così. Non c’è tem­po di far­lo. Quin­di o ti ade­gui a ciò che da sicu­rez­za al gran­de pub­bli­co, al sen­so di “buo­no per­ché già sen­ti­to” oppu­re sei nume­ro. Per quan­to mi riguar­da, più che esse­re di ten­den­za, mi augu­ro di tro­va­re una fet­ta di pub­bli­co a cui pia­ce il mio lin­guag­gio, che non ha pau­ra di esse­re spiaz­za­to, che sia curio­so di ascol­tar­mi di per­so­na e che soprat­tut­to abbia la voglia di “sen­ti­re” quel­lo che scrivo.

Ora par­la­ci del tuo ulti­mo sin­go­lo “Fac­cio Indie”. Cosa ti ha spin­to a scri­ve­re que­sto pez­zo? Facen­do rife­ri­men­to alla tua espe­rien­za, quan­to repu­ti dif­fi­ci­le entra­re a far par­te del mer­ca­to disco­gra­fi­co italiano?

L’ho scrit­to per­ché mi pia­ce­va vera­men­te la cor­ren­te indie, la segui­vo con estre­mo inte­res­se e atten­zio­ne; mi ricor­da­va una cosa bel­lis­si­ma suc­ces­sa diver­si anni fa negli Sta­ti Uni­ti, quan­do alcu­ni ragaz­zi, stan­chi del synth pop, pesca­ro­no nei ripo­sti­gli e nei sec­chi del­la spaz­za­tu­ra il disa­gio del punk e lo mischia­ro­no con la loro rab­bio­sa visio­ne del mon­do crean­do una cor­ren­te nuo­va che anche se per pochi anni, spaz­zò via tut­to quel­lo che c’era di fin­to e pati­na­to. Par­la­va­no diver­sa­men­te, vesti­va­no diver­sa­men­te e soprat­tut­to pen­sa­va­no diver­sa­men­te. Ho cre­du­to che la musi­ca indi­pen­den­te ita­lia­na stes­se andan­do in quel­la dire­zio­ne ed ero trop­po con­ten­to. Poi il mer­ca­to, per sua natu­ra, ha com­pra­to la voglia di esse­re indi­pen­den­ti e l’ha riven­du­ta come cli­ché, cosic­ché tut­ti quan­ti, per esse­re diver­si, dove­va­no diven­ta­re ugua­li. Quan­to è dif­fi­ci­le entra­re nel mer­ca­to disco­gra­fi­co ita­lia­no? Non tan­tis­si­mo, è una que­stio­ne di rap­por­to pro­por­zio­na­le tra l’avere un buon pro­dot­to da ven­de­re, dei sol­di da inve­sti­re e la for­tu­na di incon­tra­re le per­so­ne giuste.

Qual è la più gran­de pau­ra di Napodano?

Spe­ci­fi­ca­re che la doman­da è rivol­ta a Napo­da­no, quin­di al mio alter-ego arti­sti­co è sta­ta la mia sal­vez­za: Napo­da­no non ha pau­re per­ché non ha nien­te da perdere! 

Se doves­si attri­bui­re un colo­re alla tua musi­ca qua­le sarebbe? 

For­se direi por­po­ra, una buo­na sin­te­si tra il ros­so e il vio­la, come quan­do ti lasci tra­sci­na­re sen­za oppor­re resi­sten­za da un amo­re fol­le e poi sbat­ti con­tro un muro sen­za toc­ca­re i freni.

In futu­ro, con chi ti pia­ce­reb­be con­di­vi­de­re il pal­co? C’è un arti­sta con cui ti pia­ce­reb­be collaborare? 

Bru­no­ri Sas, e vado tranquillo!

Napo­da­no, la nostra inter­vi­sta è giun­ta al ter­mi­ne, vuoi aggiun­ge­re qualcosa? 

L’unica cosa dav­ve­ro impor­tan­te: la musi­ca non sta in rete. In rete ci sono gli algo­rit­mi. Rico­min­cia­mo a guar­da­re negli occhi le can­zo­ni che ascol­tia­mo, ne gua­da­gne­re­mo tutti.

Giu­lia Massarelli

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