INTERVISTA

Loomy : “Anche senza l’America che sogniamo si può essere felici”

Dopo il bat­te­si­mo di X Fac­tor e il tra­guar­do dei 2.000.000 di streams supe­ra­to con “Sen­za fil­tro”, Loo­my è pron­to a riac­cen­de­re il lume del­la spe­ran­za in chi non ha mai smes­so di cer­ca­re l’America: Ame­ri­ca, il suo pri­mo sin­go­lo per La Cli­ni­ca Dischi, in usci­ta su tut­te le piat­ta­for­me digitali.

L’A­me­ri­ca è un indi­riz­zo scrit­to su una let­te­ra che non ricor­di nem­me­no più di aver scrit­to, è il tim­bro fal­so che hai mes­so sul tuo cor­po di pro­vin­cia, sul­le tue scar­pe con­su­ma­te da cor­se a per­di­fia­to incon­tro all’ultimo auto­bus men­tre la not­te inghiot­te il rumo­re del­la metro­po­li inson­ne. L’A­me­ri­ca è la mar­ca dei tuoi cerea­li pre­fe­ri­ti (che non hai mai com­pra­to), ha la voce del­la musi­ca che vale (che non sei mai riu­sci­to a suo­na­re) e i fian­chi sinuo­si del­la don­na più bel­la che hai mai visto, di quel­la che non vedrai mai. L’America è la cac­cia che si fa cac­cia­tri­ce, è il sogno che esi­ste solo quan­do chiu­di gli occhi, è il tem­po che non pren­di e tut­to quel­lo che non sarai mai. E che for­se, allo­ra, non fa altro che ricor­dar­ti ciò che sei: la tua, di America.

Loo­my, ben­ve­nu­to su Rifu­gio Musi­ca­le! Comin­cia­mo que­sta inter­vi­sta con una rive­la­zio­ne ine­di­ta: rac­con­ta­ci qual­co­sa di te che non sia già nel­le bio­gra­fie ufficiali

Ciao ragaz­zi e gra­zie dell’invito, mmmm non saprei, sono bas­so, for­se que­sto, sì!

Come pren­do­no for­ma le tue can­zo­ni? Pre­di­li­gi scri­ve­re alle pri­me luci dell’alba, al cre­pu­sco­lo o nel­la not­te fon­da? Sve­la ai let­to­ri il luo­go più stra­no dove hai scrit­to le tue canzoni!

Mah in real­tà non ho uno sche­ma pre­ci­so nel sen­so che scri­vo un po’ ovun­que e a qual­sia­si ora, quan­do sono in giro pre­va­len­te­men­te anno­to idee sul­le note del cel­lu­la­re o can­tic­chio linee melo­di­che dai memo voca­li e poi fina­liz­zo il tut­to mol­to spes­so a casa o in stu­dio diret­ta­men­te. Mi pia­ce esse­re istin­ti­vo e voglio che lo sia anche la mia musi­ca. A vol­te ci tro­via­mo in stu­dio e non ho man­co il testo, nasce tut­to li.

Qua­li sono i tre album che han­no segna­to e lascia­to un’impronta inde­le­bi­le nel tuo per­cor­so musi­ca­le? E qua­le quel­lo che ti sareb­be pia­ciu­to scrivere?

SXM dei San­gue misto, RACINEE’ CARRE di Stro­mae, THE SCORE dei Fugees sono sicu­ra­men­te i tre album che mi han­no inse­gna­to e scon­vol­to di più, ne cite­rei mol­ti altri ma que­sti tre sono i pri­mi del­la lista.

Quan­do hai sen­ti­to il biso­gno e in qua­le perio­do del­la tua vita nasce “Ame­ri­ca”? Par­la­ci del tuo nuo­vo sin­go­lo: si trat­ta di una neces­si­tà? Un biso­gno di eva­sio­ne? Di un sogno represso? 

AMERICA non nasce da nes­sun biso­gno, AMERICA nasce e basta. Sono sem­pre sta­to una per­so­na mol­to attac­ca­ta al con­cet­to e ai testi soprat­tut­to, nell’ultimo anno ho fat­to mol­ti sin­go­li in cui ho cer­ca­to di met­ter­mi a nudo, maga­ri bra­ni più inti­mi lega­ti ad un perio­do non trop­po bel­lo, da qual­che mese sono rina­to moral­men­te e uma­na­men­te e ave­vo biso­gno di spen­sie­ra­tez­za e di ricor­dar­mi che anche sen­za l’America che sognia­mo tan­to si può esse­re feli­ci. For­se di più.

Se aves­si a dispo­si­zio­ne una mac­chi­na del tem­po, la use­re­sti per tor­na­re nel pas­sa­to o sal­te­re­sti imme­dia­ta­men­te nel futu­ro? Che tipo di rap­por­to hai con il tempo?

Sono una per­so­na abba­stan­za nostal­gi­ca, for­se trop­po. C’è per dir­ti, a me basta vede­re mez­za cosa, sen­ti­re mez­za can­zo­ne lega­ta alla mia infan­zia e comin­cio a tira­re fuo­ri ogni mini­mo ricor­do, poi tut­te robe bel­le quin­di è tipo maso­chi­smo aha­hah. Comun­que col tem­po non ci anda­vo d’accordo pri­ma, vole­vo tut­to subi­to, non l’ho rispet­ta­to mol­to sin­ce­ra­men­te, col­pa del­la fret­ta. Ora è un po’ che ho riap­pa­ci­fi­ca­to i rap­por­ti e stia­mo comin­cian­do a riu­sci­re assie­me, tem­po al tempo….

Quan­to ti sen­ti par­te dell’attuale pano­ra­ma musi­ca­le di ten­den­za? C’è un momen­to sto­ri­co pre­ci­so in cui avre­sti volu­to vive­re? Qua­le e perché?

Que­sta doman­da ha un’aura poten­tis­si­ma aha­ha. Comun­que ti dirò, in nes­su­na in par­ti­co­la­re ma se doves­si sce­glie­re per for­za ti direi 2000, sicu­ra­men­te pri­ma del boom dei social e del non gusto. Mi sem­bra si sia omo­lo­ga­to un po’ tut­to e fac­cio fati­ca a sen­tir del­la car­ne in mez­zo a tut­ta la pla­sti­ca, Mi sem­bra di nota­re che non ci sia più ricer­ca, star sem­pre più gio­va­ni che si spen­go­no sem­pre più in fret­ta, l’immagine i sol­di, tut­te robe da cui mi sen­to fuo­ri già da pri­ma che fos­se­ro di moda.

Gio­chia­mo: pro­va a defi­ni­re la tua musi­ca con un colo­re e un sapo­re. Perché? 

Blu gusto Ani­ce, Blu per­ché è il colo­re del­la malin­co­nia ed io come ti dice­vo sono mega nostal­gi­co e malin­co­ni­co ma anche quel­lo del cie­lo, per­ché mi sen­to abba­stan­za libe­ro musi­cal­men­te e arti­sti­ca­men­te non mi sono mai lega­to ad un gene­re in par­ti­co­la­re amo fare ciò che che vie­ne così, come il cie­lo, un gior­no sole, un gior­no piog­gia. Ani­ce per­ché è un gusto che non è bana­le, non segue gli altri, non pia­ce a tut­ti si vero ma allo stes­so tem­po colo­ro a cui pia­ce sono super fede­li e non lo cam­bie­reb­be­ro con nes­sun altro gusto.

Dopo il sin­go­lo “Ame­ri­ca”, come con­ti­nue­rai a stu­pi­re i tuoi ascoltatori?

Non voglio stu­pi­re, voglio sedur­re. Abbia­mo già mol­te car­tuc­ce pron­te, Ame­ri­ca era solo la pun­ta dell’iceberg.

Loo­my, la nostra inter­vi­sta è giun­ta al ter­mi­ne, ora puoi salu­ta­re i let­to­ri come meglio pre­fe­ri­sci… gra­zie per esse­re sta­to con noi e a presto!

Giu­lia Massarelli

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