INTERVISTA

Nakhash : “Far uscire un brano senza intercettare la ricezione del pubblico è frustrante”

È quan­do scen­di nei posti più bui che puoi tro­va­re cose pre­zio­se: come nel­le minie­re, come negli abis­si del mare. I Nakash il 2 apri­le 2021 han­no rot­to il silen­zio, nel vero sen­so del­la paro­la e del suo­no, e sono usci­ti con il nuo­vo sin­go­lo: Melan­co­lia.

I Nakhash nasco­no nel 2014. Si incon­tra­no in un bar di Asti e deci­do­no di dar vita al pro­get­to: por­ta­re sui pal­chi i loro ine­di­ti. Nel pri­mo anno di vita vin­co­no il San Jorio Festi­val, segui­to da un pri­mo tour sui pal­chi di Col­li­sio­ni, Asti Musi­ca, Hiro­shi­ma MonA­mour e Viper. Attra­ver­so l’Emergenza festi­val si pre­sen­ta­no sul pal­co dell’Alcatraz come una del­le miglio­ri quat­tro band ita­lia­ne nel­la musi­ca emer­gen­te. Seguo­no col­la­bo­ra­zio­ni impor­ta­ti, fra que­ste il lavo­ro con Ste­fa­no Ver­de­ri, chi­tar­ri­sta de Le Vibra­zio­ni, e da qui il pas­sag­gio all’italiano. Si deli­nea un sound grez­zo, l’anima è rock, spor­ca­ta da con­ta­mi­na­zio­ni pop, alt e indie, testi evo­ca­ti­vi e intro­spet­ti­vi, nar­ra­zio­ni in sog­get­ti­va che gio­ca­no sul­la pro­vo­ca­zio­ne. A mar­zo 2020 esce Ico­no­cla­sta, pre­sen­ta­ta alla sce­na tori­ne­se, e pri­mo pas­so di un pro­get­to che ha pre­so vita attra­ver­so la col­la­bo­ra­zio­ne con Fabri­zio Pane­bar­co del­la Pan Music Production.

Ciao Nakhash, ben­ve­nu­ti su Rifu­gio Musi­ca­le! Rac­con­ta­te­ci di voi, come nasce que­sto pro­get­to e cosa vi con­trad­di­stin­gue, qual è il vostro segno particolare?

Il pro­get­to nasce nel 2014, e gli anni han­no per­mes­so di costrui­re una com­pli­ci­tà for­te tra noi, che ovvia­men­te si appli­ca anche alla musi­ca. Segno par­ti­co­la­re: beh sia­mo un impro­ba­bi­le grup­po inse­gui­to dal­la sfor­tu­na. A vol­te sem­bra di esse­re in una ver­sio­ne comi­ca di The Tru­man show e tan­te del­le nostre “avven­tu­re” si tra­sfor­ma­no poi nei bra­ni che por­tia­mo in stu­dio e sul pal­co. Sia­mo grez­zi e mania­ca­li, e fac­cia­mo quel­lo che ci pia­ce di più: suo­na­re qual­co­sa di estre­ma­men­te nostro.

Qua­li sono gli arti­sti e/o le band che non pos­so­no mai man­ca­re nel­le play­li­st musi­ca­li dei Nakhash?

Bea­tles, Stru­ts, Franz Fer­di­nand, Sma­shing Pum­p­kins prin­ci­pal­men­te. In real­tà poi sia­mo un cal­de­ro­ne di influen­ze e ognu­no por­ta in sale&a il pro­prio mood musi­ca­le. E’ sti­mo­lan­te e crea spes­so con­ta­mi­na­zio­ni interessanti.

Melan­co­lia” è il vostro nuo­vo sin­go­lo: rac­con­ta del desi­de­rio di liber­tà, di tra­sgres­sio­ne, mac­chia­to ine­vi­ta­bil­men­te dal­la malin­co­nia, inte­sa come umo­re nero oppri­men­te. Qual è la pri­ma cosa che fare­te appe­na tor­ne­rà tut­to alla nor­ma­li­tà? Il vostro desi­de­rio più grande.

Sali­re in mac­chi­na con gli stru­men­ti, sali­re in salet­ta, suo­na­re per due tre ore inter­val­la­ti da qual­che bir­ra. Anda­re da Richi, la nostra base ope­ra­ti­va, arra­bat­ta­re una cena con qual­co­sa che c’è nel fri­go men­tre ascol­tia­mo qual­che nuo­va usci­ta. Maga­ri fini­re con una par­ti­ta a Risi­ko, così ci ricor­dia­mo che in fon­do non ci voglia­mo poi così bene. (Sia­mo tut­ti mol­to competitivi).

Cosa era­va­te soli­ti fare pri­ma di sali­re sul pal­co? C’è un rito in par­ti­co­la­re a cui non potre­te mai rinunciare?

Pos­sia­mo rac­con­tar­ti una serie di stra­ni even­ti che crea un per­ver­so rito non inten­zio­na­le. Eli digiu­na, sem­pre, per poi divo­ra­re qual­sia­si cosa a fine con­cer­to. Una liti­ga­ta tra lei e Richi e qua­si d’obbligo, altri­men­ti qual­co­sa non va. Cam­bia­mo sca­let­ta all’ultimo (spes­so uno dei moti­vi del­la liti­ga­ta), e poi urlia­mo banal­men­te m*rda qual­che vol­ta. Un brin­di­si, un’occhiata con­vin­ta e si sale sul palco.

Sem­pre a pro­po­si­to di pal­chi: qua­le è il pal­co più bel­lo che ave­te cal­ca­to e con chi, inve­ce, vi pia­ce­reb­be condividerlo?

Sen­za dub­bi l’Alcatraz. Non solo per il pal­co, ogget­ti­va­men­te mera­vi­glio­so. Quel­la per noi era sta­ta una sera­ta inde­le­bi­le. Era­va­mo arri­va­ti attra­ver­so l’Emergenza festi­val, e sia­mo sta­ti clas­si­fi­ca­ti tra le quat­tro miglio­ri band emer­gen­ti ita­lia­ne. La sala era pie­na, ci tre­ma­va­no le gam­be e l’abbiamo por­ta­ta a casa bene. Quel­la not­te abbia­mo gira­to per Mila­no deser­ta con le bir­re in mano e i sor­ri­si da ebe­ti stam­pa­ti sul viso. Per con­di­vi­de­re il pal­co, beh anche su quel­lo liti­ghe­rem­mo quin­di andan­do in ordi­ne: Eli-Bil­ly Cor­gan, Leo-Mun­ford and sons, Richi-Arc­tic Mon­keys, Simo- Tom Morello.

Sogni nel cas­set­to? Pro­get­ti per il futu­ro? Qua­li saran­no i vostri pros­si­mi passi?

Fini­re l’Ep sicu­ra­men­te. Melan­co­lia è il secon­do bra­no, con­tia­mo di fini­re il lavo­ro entro l’anno. Ovvia­men­te sali­re su più pal­chi pos­si­bi­le non appe­na la situa­zio­ne lo per­met­te­rà. La para­li­si del­la pan­de­mia è come una can­cre­na, per noi come per mol­ti altri. Far usci­re un pro­prio bra­no sen­za poter inter­cet­ta­re la rice­zio­ne del pub­bli­co è fru­stran­te. Quin­di non vedia­mo l’ora di por­ta­re Melan­co­lia live.

Giu­lia Massarelli

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