MUSICA

Guatemala : “La musica si fa insieme, insieme si sopravvive e si vive, ci si contamina e si evolve”

Gua­te­ma­la è un pro­get­to indie/ alter­na­ti­ve puglie­se, una Live Band che rom­pe i con­fi­ni del­l’in­die per esplo­ra­re rit­mi­che funk e con­ta­mi­na­zio­ni inter­na­zio­na­li, offren­do così un’al­ter­na­ti­va sin­go­la­re all’in­die odier­no, pur man­te­nen­do sono­ri­tà rivol­te a tut­ti e di faci­le ascol­to. Una pasta sono­ra che esplo­de sul pal­co tra sognoed ener­gia. Quat­tro com­po­nen­ti dai back­ground con­tra­stan­ti, acco­mu­na­ti dal­la neces­si­tà di comu­ni­ca­re le sen­sa­zio­ni del­la clas­se socia­le di gio­va­ni e stu­den­ti, per­si in un mon­do con­fu­so e pres­san­te, che tro­va­no liber­tà nel­la musi­ca. Ciò si tra­du­ce nel­la costan­te ricer­ca sono­ra che con­trad­di­stin­gue i Gua­te­ma­la nel pano­ra­ma under­ground, e nel­l’ag­gre­ga­zio­ne­che la band crea intor­no a sé.

  1. Gua­te­ma­la ben­ve­nu­ti su Rifu­gio Musi­ca­le! Par­la­te­ci di voi: oltre a fare musi­ca, qua­li sono le altre pas­sio­ni che vi uni­sco­no e vi ten­go­no “atti­va la mente”? 

Cia­scu­no di noi ha inte­res­si e influen­ze diver­se, dal­la scrit­tu­ra alle tec­no­lo­gie. Infat­ti, i nostri per­cor­si uni­ver­si­ta­ri sono diver­sis­si­mi: sia­mo futu­ri infor­ma­ti­ci, inge­gne­ri, medi­ci e bio­tec­no­lo­gi. Que­sto alme­no sul­la car­ta, per­ché anche se lo stu­dio uni­sce noi e la nostra fan­ba­se, la musi­ca è il prin­ci­pa­le cibo per la nostra men­te e ci man­tie­ne uni­ti, vivi, ci met­te in sal­vo, e soprat­tut­to ci ren­de umani.

  1. Momen­to rive­la­zio­ne: Come avvie­ne il pro­ces­so crea­ti­vo di un vostro bra­no? Chi scri­ve il testo e chi la musi­ca? Qual è, inve­ce, il luo­go più stra­no dove vi è capi­ta­to di scri­ve­re canzoni?

Fac­cia­mo in modo che un bra­no sia il frut­to dell’intreccio dei nostri sti­li e del­le nostre idee, il che for­se è la nostra for­za, per­ché aven­do back­ground musi­ca­li mol­to diver­si, que­sto espe­ri­men­to gene­ra sem­pre risul­ta­ti che noi stes­si tro­via­mo ina­spet­ta­ti. In gene­re par­te tut­to con una chi­tar­ra, un foglio di car­ta e qual­co­sa da per­cuo­te­re. Soli­ta­men­te scri­via­mo sul pavi­men­to, in par­ti­co­la­re su quel­lo impol­ve­ra­to del box auto dove lavo­ria­mo alla nostra musi­ca: lì tro­via­mo le idee miglio­ri. Il luo­go più ano­ma­lo è sta­to sicu­ra­men­te quel­lo del­le sca­le dell’atrio del poli­tec­ni­co di Bari, in pau­sa caf­fè dal­la biblioteca. 

  1. Qua­li sono gli arti­sti e/o le band che non pos­so­no mai man­ca­re nel­le vostre play­li­st musi­ca­li? Ave­te alle spal­le back­ground dif­fe­ren­ti? Quali?

Dif­fi­ci­le tro­va­re in pochi arti­sti una sin­te­si dei nostri rife­ri­men­ti. Sce­glie­re cosa ascol­ta­re in un viag­gio in mac­chi­na per noi è sem­pre un pro­ble­ma, ma sicu­ra­men­te ci met­to­no spes­so d’accordo arti­sti come Ioso­noun­ca­ne, i Khruang­bin, i Ver­de­na. Alla fine, ognu­no por­ta alla band una ven­ta­ta di sti­li diver­si, per esem­pio chi dal­le sono­ri­tà degli Stro­kes o di Pino Danie­le, chi da quel­le di Joan Thie­le e Tut­ti Feno­me­ni, oppu­re dai Tame Impa­la fino a Gus Dap­per­ton, o per­si­no pano­ra­mi appa­ren­te­men­te incom­pa­ti­bi­li come quel­li di Ser­gio Men­des e Fela Kuti. Ammi­ria­mo la gran­de tra­di­zio­ne can­tau­to­ra­le ita­lia­na, anche nel­le sue recen­ti evo­lu­zio­ni, ma pro­via­mo a tra­sla­re quel tipo di scrit­tu­ra in mon­di più rit­mi­ca­men­te sti­mo­lan­ti e con sono­ri­tà più ricercate.

Anche nel­le espe­rien­ze, cia­scu­no pas­sa dif­fe­ren­te­men­te da altri ine­di­ti, per­cor­si al fian­co di altri auto­ri, stu­dio, gara­ge, cover, loca­li ed esi­bi­zio­ni in stra­da, che si com­ple­ta­no a vicenda.

  1. Sie­te una band indie/alternative puglie­se: quan­to ha influi­to il luo­go di ori­gi­ne nel vostro modo di fare e scri­ve­re musica?

Pro­ba­bil­men­te poco nel­lo sti­le e mol­to nell’attitudine: nono­stan­te le radi­ci chia­ra­men­te ita­lia­ne e non rin­ne­ga­te ma anzi esplo­ra­te, l’ascolto pri­vo di con­fi­ni por­ta a un’aspirazione inter­na­zio­na­le. Essen­do cre­sciu­ti nel­la sce­na musi­ca­le puglie­se, però, abbia­mo capi­to che è neces­sa­rio unir­si e soste­ner­si per anda­re avan­ti. Ogni vol­ta che ci capi­ta di poter suo­na­re su un pal­co pen­sia­mo al modo per poter­lo con­di­vi­de­re con tut­ti gli arti­sti del­la nostra sfe­ra, per­ché la cosa miglio­re è con­di­vi­de­re. L’aggregazione, infat­ti, è la chia­ve di ogni nostro movimento.

Par­la­te­ci del vostro nuo­vo sin­go­lo “Scu­do Ros­so”: sie­te una band mol­to gio­va­ne e il testo di que­sto bra­no par­la pro­prio di voi e del­la vostra gene­ra­zio­ne, esor­ciz­za l’incertezza e l’incapacità̀ di con­trol­la­re la pro­pria vita. Qua­le è la vostra più gran­de pau­ra e quan­to cre­de­te che la musi­ca pos­sa sal­var­vi da un mon­do con­fu­so e pres­san­te come quel­lo contemporaneo? 

Il testo, ric­co di con­trad­di­zio­ni, riflet­te il con­ti­nuo con­flit­to tra i desi­de­ri che gri­da il nostro io e le scel­te che inve­ce sia­mo costret­ti a pren­de­re con­ti­nua­men­te, la volon­tà di vive­re per sé e la neces­si­tà di segui­re la cor­ren­te per non mori­re. L’unica cer­tez­za è pro­prio la pro­pria inet­ti­tu­di­ne nel con­trol­lo del pro­prio desti­no, e que­sto fa pau­ra oggi più che mai e non solo ai gio­va­ni. Cosa resta, allo­ra, in quest’oceano tur­bo­len­to di incer­tez­ze, se non avvi­ci­nar­ci e aggrap­par­ci l’uno all’altro, can­tan­do le stes­se emozioni?

  1. Ave­te mai pen­sa­to di anda­re in un talent? Cosa pen­sa­te del­la musi­ca televisiva?

Que­sto tema ani­ma mol­to le nostre discus­sio­ni. In real­tà ci pia­ce­reb­be par­te­ci­pa­re a un talent per met­ter­ci in gio­co, o per­si­no arri­va­re a gran­di pal­chi come quel­lo di San­re­mo. Ma voglia­mo far­lo ben con­sci di immer­ger­si in un mon­do par­ti­co­la­re, che non sem­pre rispec­chia un vero e pro­prio rico­no­sci­men­to arti­sti­co ma che è sostan­zial­men­te l’occasione per otte­ne­re una gran­de espo­si­zio­ne media­ti­ca. Chia­ra­men­te biso­gna distin­gue­re la musi­ca e lo spet­ta­co­lo, due mon­di a stret­to con­tat­to ma con obiet­ti­vi e inten­zio­ni diver­se. Tut­ta­via, l’obiettivo di un musi­ci­sta è anche far arri­va­re il pro­prio mes­sag­gio a quan­te più per­so­ne pos­si­bi­li e in que­sto i talent show sono una del­le risor­se più impor­tan­ti del pano­ra­ma attuale. 

  1. Cosa fate soli­ta­men­te pri­ma di sali­re sul pal­co? C’è un rito in par­ti­co­la­re a cui non pote­te pro­prio rinunciare? 

Non abbia­mo dei veri e pro­pri riti por­ta for­tu­na ma è tra­di­zio­ne qual­che sano e pic­co­lo liti­gio o bat­ti­bec­co pri­ma di ogni con­cer­to. In real­tà sia­mo quat­tro per­so­na­li­tà mol­to for­ti e deci­se, quin­di spes­so fac­cia­mo scin­til­le. Pro­prio per que­sto ci voglia­mo bene e tut­to si risol­ve non appe­na met­tia­mo mano agli stru­men­ti. Entria­mo nel­la nostra dimen­sio­ne paral­le­la e sia­mo per­fet­ta­men­te con­nes­si. In fin dei con­ti sia­mo uma­ni e imper­fet­ti. Se non fos­si­mo fat­ti così, i nostri bra­ni par­le­reb­be­ro d’altro. For­se sareb­be­ro più noiosi!

  1. Sono curio­sa di sape­re qua­li sono i vostri pia­ni per il futu­ro: qual è il mon­do che vor­re­ste costrui­re con la vostra musi­ca? C’è un pub­bli­co di rife­ri­men­to a cui vi sen­ti­te par­ti­co­lar­men­te legati? 

Iden­ti­tà, ener­gia e aggre­ga­zio­ne sono le nostre paro­le chia­ve. Noi voglia­mo espri­mer­ci pri­ma di qual­sia­si altra cosa. La voglia di comu­ni­ca­re è dav­ve­ro il moti­vo che ci por­ta a scri­ve­re e lavo­ra­re con così tan­ta inten­si­tà alla nostra musi­ca. Voglia­mo par­la­re a nome del­la nostra gene­ra­zio­ne, quel­la dei ven­ten­ni di oggi, rap­pre­sen­tan­do quel­lo che abbia­mo da dire, affer­man­do i nostri valo­ri, le nostre capa­ci­tà e la nostra pro­fon­di­tà.  Que­sto ci spin­ge sul pal­co per chia­ma­re a rac­col­ta tut­ti gli sper­du­ti come noi. Cer­chia­mo di esse­re moti­vo di unio­ne e aggre­ga­zio­ne, soprat­tut­to oggi, cosic­ché chiun­que fac­cia par­te dell’ambiente che ci ha gene­ra­ti pos­sa rico­no­sce­re nei nostri bra­ni le sue stes­se emo­zio­ni ine­spres­se e sen­tir­si così salvo.

  1. Pri­ma di salu­tar­ci, vole­te aggiun­ge­re qual­co­sa? Gua­te­ma­la, vi rin­gra­zio per la chiac­chie­ra­ta e spe­ria­mo di poter­vi veni­re ad ascol­ta­re pre­sto dal vivo!

Spe­ria­mo che noi insie­me a tut­to il nostro set­to­re pos­sa tor­na­re pre­sto dal vivo. La musi­ca si fa insie­me, insie­me si soprav­vi­ve e si vive, ci si con­ta­mi­na e si evol­ve, che è un po’ il prin­ci­pio non solo alla base dell’arte ma del per­cor­so per­so­na­le di ognu­no. Se si arre­sta­no il con­tat­to e la comu­ni­tà si fer­ma anche la vita. Nel frat­tem­po, biso­gna resi­ste­re alla deca­den­za, “man­te­ne­re atti­va la men­te” per non lasciar­si spro­fon­da­re e avviz­zi­re. Pre­sto tor­ne­re­mo insie­me, chi sot­to un pal­co e chi sopra. Gra­zie Giulia!

Giu­lia Massarelli

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