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SKY TG24, Ligabue si racconta ad Omar Schillaci in “Luciano Ligabue – Grande come un bambino”

Cre­do che la bel­lez­za sia un po’ la die­ta detox per la puli­zia del cuo­re”. Par­te così, con una defi­ni­zio­ne poe­ti­ca eppu­re incre­di­bil­men­te pra­ti­ca di bel­lez­za, l’intervista a Lucia­no Liga­bue, che si rac­con­ta al vice­di­ret­to­re di Sky TG24 Omar Schil­la­ci in “Lucia­no Liga­bue – Gran­de come un bam­bi­no”, il nuo­vo appun­ta­men­to di Sto­ries, il ciclo di inter­vi­ste dedi­ca­te al mon­do del­lo spet­ta­co­lo di Sky TG24, in onda vener­dì 19 feb­bra­io alle 21 su Sky TG24, anche su Sky Arte saba­to 20 feb­bra­io alle 16 e dispo­ni­bi­le On Demand. Liga­bue è tor­na­to con un nuo­vo album di ine­di­ti, “7”, già disco di pla­ti­no, e la rac­col­ta “77+7” che con­tie­ne i 77 sin­go­li che han­no fat­to la sto­ria del Liga, ora dispo­ni­bi­le anche nell’esclusiva ver­sio­ne vini­le in sei usci­te, con caden­za men­si­le, com­po­sta da 11 vini­li colo­ra­ti 180 grammi. 

Facen­do due con­ti su que­sti trent’anni di car­rie­ra ha spie­ga­to il can­tau­to­re - abbia­mo con­ta­to il nume­ro di sin­go­li che era­no usci­ti e guar­da caso sono 77. Un nume­ro impres­sio­nan­te per la pre­ci­sio­ne del nume­ro, io ho un lega­me mol­to for­te con il 7, ma anche per la quan­ti­tà. Abbia­mo visto che ogni cin­que mesi, in que­sti trent’anni, è usci­to un mio sin­go­lo: come una goc­cia imper­ter­ri­ta che cade comun­que. Ne abbia­mo fat­to una rac­col­ta e a quel pun­to abbia­mo fat­to tor­na­re tut­to con set­te can­zo­ni per l’album. Era­no un po’ di più, ma a quel pun­to abbia­mo volu­to far tor­na­re quel nume­ro a tut­ti i costi”.

Pri­ma di scri­ve­re le can­zo­ni che di me si cono­sco­no – ha rac­con­ta­to Liga­bue, par­lan­do degli ini­zi del­la sua car­rie­ra — ne ho scrit­te tan­tis­si­me altre che per il bene dell’umanità non sono mai usci­te. Non ho con­tri­bui­to a un cer­to tipo di brut­tez­za, alme­no con quel­le. Era­no scim­miot­ta­men­ti di can­tau­to­ri, in cui cer­ca­vo di mostra­re a me stes­so che sape­vo scri­ve­re can­zo­ni, con una pseu­do-poe­ti­ca fat­ta di paro­le che vole­va­no stu­pi­re, di un lin­guag­gio alto. Fin­ché un gior­no pren­do in mano la chi­tar­ra e mi esce una can­zo­ne che par­la del mio saba­to sera pre­ce­den­te, che è “Sogni di rock ’n’ roll”. Io lì ho capi­to che quel­lo è il mio cam­po di gio­co, in cui ho sem­pre gio­ca­to in que­sti trent’anni, che fos­se­ro can­zo­ni, film, o rac­con­ti. Ovve­ro rac­con­ta­re bene solo quel­lo che ave­vo vis­su­to o di cui ave­vo visto vive­re. Can­zo­ni, film e rac­con­ti a ragion vedu­ta. Il che può deli­mi­ta­re il cam­po d’azione, che è quel­lo lì. Però in quel cam­po sen­to di poter dire la mia, di poter gio­ca­re la mia par­ti­ta”.

Liga­bue ha poi rac­con­ta­to del­la sua infan­zia nel­la pro­vin­cia emi­lia­na: “I miei pri­mi cin­que anni di vita sono sta­ti costel­la­ti di pro­ble­mi di salu­te, poi cre­do di esser­mi rifat­to un po’. Sono sta­to bam­bi­no negli anni ‘60, un perio­do in cui i geni­to­ri non dove­va­no pre­oc­cu­par­si per te. Sono cre­sciu­to in una cit­ta­di­na che vede­va la cam­pa­gna a cin­que­cen­to metri dal cen­tro, per cui ho gio­ca­to a cal­cio su qual­sia­si fon­do: cor­ti­li, giar­di­net­ti, acciot­to­la­to, pra­to, erba medi­ca… E poi ovvia­men­te cer­bot­ta­ne e fion­de, scon­tri con le ban­de riva­li, gare di bici e bagni nei fos­si, con tan­to di pesca a mano. Una serie di gio­chi che face­va­no sì che rien­tras­si ogni sera a casa pia­ce­vo­lis­si­ma­men­te spom­po, esau­sto fisi­ca­men­te. Ricor­do anco­ra quel­la sen­sa­zio­ne di esse­re feli­ce­men­te esau­sto fisicamente”.

Spa­zio anche per il Liga­bue tifo­so, da sem­pre inna­mo­ra­to del­la sua Inter: “C’è una sto­ria lun­ga di “inte­ri­smi”, rac­con­ta­ti un po’ in tut­te le sal­se, che, piac­cia o no, cor­ri­spon­do­no un po’ alla real­tà. Basta guar­da­re alla sta­gio­ne scor­sa, la par­ti­ta più impor­tan­te era una fina­le di Euro­pa Lea­gue: l’Inter ci arri­va mol­to bene ed è favo­ri­ta. Dopo un paio di minu­ti il gio­ca­to­re più rap­pre­sen­ta­ti­vo del­la squa­dra si gua­da­gna un cal­cio di rigo­re e lo rea­liz­za, egua­glian­do il nume­ro di gol di Ronal­do, quel­lo dell’Inter, nel­la sua sta­gio­ne miglio­re. Par­ti­ta in disce­sa, il mito è già lì. A 15 minu­ti dal­la fine un difen­so­re del Sivi­glia cia­bat­ta una rove­scia­ta un po’ mal­de­stra­men­te, che è desti­na­ta a fini­re fuo­ri por­ta e lo stes­so gio­ca­to­re più rap­pre­sen­ta­ti­vo, svir­go­la il pal­lo­ne e lo man­da alle spal­le di Han­da­no­vič. Lì c’è l’Inter. Que­ste cose ti fan­no costan­te­men­te rima­ne­re attrat­to dal­la squa­dra, non so se sono anche lezio­ni di vita. La pas­sio­ne per l’Inter l’ho ere­di­ta­ta da un ami­co più gran­de di me quan­do ave­vo cin­que o sei anni. È una pas­sio­ne, io comun­que mi emo­zio­no quan­do vedo un colo­re blu e uno nero, e quel mio ami­co comun­que lo ringrazio”. 

Duran­te la mes­sa in onda dell’intervista com­pa­ri­rà un QR Code che per­met­te­rà, inqua­dran­do­lo con la tele­ca­me­ra del pro­prio smart­pho­ne, di acce­de­re a una serie di con­te­nu­ti spe­cia­li dedi­ca­ti al can­tan­te, dispo­ni­bi­li sul sito Skytg24.it. Tut­te le inter­vi­ste di “Sto­ries” sono anche pro­po­ste tra i pod­ca­st di Sky TG24, sul sito skytg24.it e sul­le prin­ci­pa­li piat­ta­for­me di podcasting.

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