INTERVISTA

Massimo Di Cataldo : “La musica è connessione, empatia, un gesto di liberazione che ci riavvicina”

E’ dispo­ni­bi­le in radio e su tut­te le piat­ta­for­me digi­ta­li C’è biso­gno di cre­de­re (Dica­mu­si­ca) il nuo­vo sin­go­lo del can­tau­to­re Mas­si­mo Di Catal­do. Il sin­go­lo è accom­pa­gna­to da un video, per la regia di Mat­teo Bian­chi, ambien­ta­to in un “non luo­go” nel qua­le gli spa­zi e la gen­te ven­go­no solo pro­iet­ta­ti su un gran­de scher­mo, con l’unica pre­sen­za fisi­ca rea­le e tan­gi­bi­le del pro­ta­go­ni­sta. Il video sot­to­li­nea  attra­ver­so le imma­gi­ni la neces­si­tà di incon­tro e con­tat­to fra le per­so­ne, descri­ven­do il sen­so di soli­tu­di­ne e pre­ca­rie­tà vis­su­to in una fase i cui i rap­por­ti vir­tua­li sten­ta­no a sod­di­sfa­re il desi­de­rio di vita rea­le che vie­ne rap­pre­sen­ta­ta come memo­ria del tem­po pas­sa­to, ma anche e soprat­tut­to spe­ran­za nell’avvenire. Il sin­go­lo C’è biso­gno di cre­de­re rap­pre­sen­ta il pri­mo epi­so­dio del­la nuo­va atti­vi­tà in stu­dio di Mas­si­mo Di Catal­do dopo l’uscita dell’ultimo disco di ine­di­ti “Dal pro­fon­do”, otta­vo lavo­ro in stu­dio del can­tau­to­re. Come rac­con­ta l’artista:

Pur­trop­po la pan­de­mia che stia­mo viven­do ha mes­so a dura pro­va il mon­do del­lo spet­ta­co­lo, gli arti­sti e il pub­bli­co si sono resi con­to di non poter fare a meno gli uni degli altri. È neces­sa­rio ricon­si­de­ra­re il valo­re dell’intrattenimento nel­la vita quo­ti­dia­na, così come le cose più vere che abbia­mo per­so: un sem­pli­ce abbrac­cio, una stret­ta di mano, un bacio anche sol­tan­to ami­che­vo­le. Cre­do che oltre a una cri­si del nostro set­to­re, vi sia una pro­fon­da cri­si uma­na, non subia­mo che attac­chi media­ti­ci e la nostra psi­che va in pez­zi. È neces­sa­rio il con­for­to che a vol­te solo una can­zo­ne può dare crean­do una sana empa­tia tra le per­so­ne. Dal­la neces­si­tà di comu­ni­ca­re le emo­zio­ni vis­su­te in que­sto perio­do così incer­to nasce ‘C’è biso­gno di cre­de­re’ per­ché cre­do sia neces­sa­rio con­di­vi­de­re l’esperienza che stia­mo glo­bal­men­te viven­do. La musi­ca è con­nes­sio­ne, empa­tia, non solo uno stru­men­to per con­ce­de­re qual­che minu­to di distra­zio­ne, ma un gesto di libe­ra­zio­ne che ci riavvicina”.

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