MUSICA

Intervista | Luframilia : “Migliaia di Frammenti di Luce è un viaggio pieno di emozioni e contrasti”

Lufra­mi­lia ha pre­sen­ta­to Miglia­ia di Fram­men­ti di Luce, l’al­bum d’esordio come soli­sta. Un disco frut­to del lavo­ro di anni che vede final­men­te il suo coronamento.

C’è parec­chio da “spac­chet­ta­re” nel disco di Lufra­mi­lia: alcu­ni bra­ni come Resi­sto e Non Com­bat­to, Caos e Gra­vi­ta­zio­na­le, han­no un piglio tipi­ca­men­te punk rock, un po’ come se fos­se­ro sta­ti scrit­ti sul­la costa cali­for­nia­na inve­ce che su quel­la ioni­ca; altro­ve l’artista adot­ta melo­die più ario­se e mal­lea­bi­li come nell’alternative rock di ROAC, Nel Vuo­to e L’Eremita Post­mo­der­no; spa­zio anche per qual­che bal­lad che aiu­ta a decom­pri­me­re la ten­sio­ne (Viag­gio nel Tem­po, Amo­ri Tele­ci­ne­ti­ci), sen­za rinun­cia­re a una can­zo­ne di denun­cia qua­le Non Puli­te Que­sto San­gue. Pur non essen­do sta­to idea­to come con­cept album, Miglia­ia di Fram­men­ti di Luce è col­le­ga­to da una sor­ta di filo con­dut­to­re che lo carat­te­riz­za come espres­sio­ne di estre­mi: il con­tra­sto fra buio e luce, sta­ti­ci­tà e movi­men­to,  pau­ra e corag­gio, rab­bia e amo­re… que­sti appa­ren­ti dua­li­smi, evi­den­ti con il pro­gre­di­re del­le trac­ce, voglio­no in real­tà eva­de­re dal­l’e­stre­mi­smo, e rap­pre­sen­ta­no sem­mai un ten­ta­ti­vo di affron­ta­re tut­te le sfu­ma­tu­re che esi­sto­no tra due poli oppo­sti. Non a caso la pri­ma trac­cia è inti­to­la­ta Eclis­se, dal ver­bo gre­co eklei­po (man­ca­re, abban­do­na­re, venir meno), e l’ul­ti­ma Apo­ca­lis­se, dal ver­bo gre­co apo­ka­lyp­to (toglie­re il velo, rive­la­re). Pos­sia­mo inten­der­lo come un viag­gio inte­rio­re, dal buio, dal­la rab­bia, la fru­stra­zio­ne, l’in­si­cu­rez­za, il pes­si­mi­smo, l’il­lu­sio­ne, ver­so la luce, l’e­va­sio­ne, la spe­ran­za, a trat­ti aspra e disil­lu­sa, ma che cer­ca la veri­tà, la rive­la­zio­ne di noi: usci­re dal­la pro­pria came­ra, e vivere.

Lufra­mi­lia nasce dal plet­tro e dal­la pen­na di Davi­de Boli­gna­no, già mili­tan­te in diver­si pro­get­ti musi­ca­li a Reg­gio Cala­bria. Dopo aver tenu­to per anni nel cas­set­to sva­ria­ti bra­ni com­po­sti di not­te nel­la sua came­ret­ta con la chi­tar­ra acu­sti­ca regi­stran­do­li in memo voca­li sul cel­lu­la­re, Davi­de sen­te la neces­si­tà di fare un pas­so in avan­ti e deci­de di con­di­vi­de­re que­ste “can­zo­ni sche­le­tro” con l’amico mix engi­neer Ales­sio Mau­ro. I rifles­si­vi flus­si di coscien­za e linee voca­li di Davi­de ven­go­no immer­si in un let­to stru­men­ta­le ric­co di up and down emo­zio­na­li, di disce­se acu­sti­che in vico­li cie­chi e bui, e di sali­te cora­li, catar­ti­che ed epi­che, qua­si con l’i­stin­ti­vo, ina­spet­ta­to e para­dos­sa­le obiet­ti­vo di fon­de­re l’in­ti­mi­tà can­tau­to­ra­le a suo­ni poten­ti e d’im­pat­to, tipi­ci di uno sti­le d’ol­treo­cea­no, ric­chi di tut­te le sue influen­ze musi­ca­li pre­fe­ri­te, dal punk rock, all’al­ter­na­ti­ve, al pop e all’in­die. Ad apri­le 2019, Lufra­mi­lia pub­bli­ca il suo pri­mo sin­go­lo L’e­re­mi­ta post­mo­der­no, accom­pa­gna­to da un video­clip pro­dot­to da Offi­ci­ne Alpha. Il suo pri­mo album in stu­dio, Miglia­ia di fram­men­ti di luce, pub­bli­ca­to sot­to l’e­ti­chet­ta tori­ne­se The Boring Label, è sta­to anti­ci­pa­to dai sin­go­li Gra­vi­ta­zio­na­le, Resi­sto e Non Com­bat­to e Amo­ri Telecinetici.


Par­la­ci del nuo­vo disco Miglia­ia di Fram­men­ti di Luce. Qua­li sono le tema­ti­che che hai scel­to nell’album?

Miglia­ia di Fram­men­ti di Luce nasce da una rac­col­ta di bra­ni scrit­ti negli ulti­mi die­ci anni del­la mia vita. E lo so che è mol­to tem­po, ma nel mio decen­nio degli “enti”, men­tre suo­na­vo la chi­tar­ra per altri pro­get­ti musi­ca­li, ho ini­zia­to a scri­ve­re can­zo­ni che sen­ti­vo “mie”, e sono ser­vi­ti anni per cre­der­ci e ave­re il corag­gio di met­ter­mi com­ple­ta­men­te in gio­co, per pas­sa­re dal­la came­ret­ta allo stu­dio di regi­stra­zio­ne. L’al­bum è usci­to a novem­bre scor­so per The Boring Label, una fighis­si­ma real­tà indi­pen­den­te di Tori­no, e ne sono dav­ve­ro fie­ro! Non l’ho com­po­sto e pro­get­ta­to come un vero “con­cept album”, ma nel pro­dur­re e ascol­ta­re le can­zo­ni, mi sono reso con­to che un filo con­dut­tu­re c’e­ra, e lega­va le trac­ce in un viag­gio dua­li­sti­co, che qua­si vuo­le eva­de­re il bana­le con­cet­to del “è tut­ta pau­ra, o è tut­to amo­re”, e per­cor­re­re i pas­si inve­ce tra le sfu­ma­tu­re diver­se che pos­sia­mo tro­va­re tra due poli estre­mi. Pen­so che que­sta sia la cosa inte­res­san­te: l’im­per­fe­zio­ne, la con­fu­sio­ne, il back­ground del­le nostre emo­zio­ni, sono que­ste le cose più vici­ne alla veri­tà, e il tut­to sen­za dimen­ti­ca­re che anche se par­tia­mo dal buio, la spe­ran­za c’è, e pos­sia­mo tro­va­re i fram­men­ti di luce che ci ser­vo­no per anda­re avan­ti e pre­ser­var­ne la fiamma. 

Il disco pre­sen­ta un sound che si svi­lup­pa su più gene­ri musi­ca­li. Ce ne par­le­re­sti meglio?

Quan­do ho con­di­vi­so le boz­ze dei bra­ni con il mio sound engi­neer di fidu­cia, Ales­sio Mau­ro, la linea da segui­re ci è sta­ta subi­to natu­ra­le e chia­ra. Qual­cu­no ascol­tan­do­lo ha det­to “ma è un album punk? Ah, no, aspet­ta, ci sono pure can­zo­ni con la chi­tar­ra acu­sti­ca!” In real­tà quel­lo che abbia­mo sem­pre volu­to fare era repli­ca­re quel suo­no di cer­ti tipi di mixag­gi “ame­ri­ca­ni” pri­mi anni 2000, che ci è sem­pre pia­ciu­to tan­to, e sto par­lan­do di band come Green Day o My Che­mi­cal Roman­ce, qual­co­sa che aves­se la giu­sta robu­stez­za di chi­tar­re, rul­lan­ti spac­ca-sto­ma­co, ma che lascias­se natu­ra­le appog­gio alla melo­dia, alla for­za cora­le di cer­ti ritor­nel­li, e dei momen­ti inti­mi e più acu­sti­ci, qua­si a voler ritor­na­re di nuo­vo nel­la “came­ret­ta” dove sono nate le can­zo­ni. Tra le nostre ispi­ra­zio­ni, cito i leg­gen­da­ri mix engi­neer ame­ri­ca­ni, i fra­tel­li Chris e Tom Lord-Alge. L’al­bum risul­ta ave­re un suo­no “com­pat­to, ma vario”, che poi era quel­lo che vole­vo; si può tro­va­re del punk, del rock, del pop, del­l’in­die… il tut­to misce­la­to a un can­ta­to per­so­na­le in lin­gua italiana. 

Chi non ha anco­ra ascol­ta­to il disco che cosa si dovreb­be aspettare?

Di vive­re un viag­gio pie­no di emo­zio­ni e con­tra­sti. Mi pia­ce imma­gi­na­re che qual­cu­no lo pos­sa ascol­ta­re come quan­do guar­da un film, che anche se è lun­go, rima­ne com­ple­ta­men­te incol­la­to e immer­so, in una leg­ge­ra ipno­si da cine­ma. Spe­ro di mera­vi­glia­re per cer­ti ritor­nel­li che cado­no giù di bot­ta, di susci­ta­re sen­ti­men­ti, ricor­di, di far bat­te­re il tem­po ai pie­di sot­to al tavo­lo, di far veni­re voglia di pren­de­re la chi­tar­ra in mano e strim­pel­la­re, o sem­pli­ce­men­te la pos­si­bi­li­tà di far pro­pria quel­la fra­se lì di quel­la stro­fa che ci è pia­ciu­ta tan­to, di crea­re un con­tat­to emotivo. 

Da dove arri­va il tuo nome d’arte “Lufra­mi­lia”?

Ho let­te­ral­men­te inven­ta­to que­sto ter­mi­ne. Duran­te le pri­me ses­sio­ni di regi­stra­zio­ne del disco, ho ini­zia­to a cari­ca­re su Insta­gram un po’ di foto e video per mostra­re i lavo­ri in cor­so, e mi è venu­to in men­te di accom­pa­gnar­li con un hash­tag inven­ta­to, qual­co­sa che andas­se a nascon­de­re crip­ti­ca­men­te il nome che ave­vo già scel­to per l’al­bum (Miglia­ia di Fram­men­ti di Luce). Così mi ven­ne in men­te que­sto “Lu” che sta per luci, “fra” per fram­men­ti, e “milia” in lati­no signi­fi­ca miglia­ia. Ho valu­ta­to nomi per il mio pro­get­to che a ripen­sar­ci ora mi paio­no assur­di, come Gli Aste­roi­di o La Quar­ta Dimen­sio­ne, ma non sono mai sta­to con­vin­to, fin­ché ho ini­zia­to a pen­sa­re che fos­se un pec­ca­to far “mori­re” quel #lufra­mi­lia solo come un hash­tag, che fos­se una paro­la uni­ca, infat­ti non esi­ste nien­t’al­tro al mon­do con que­sto ter­mi­ne. Mi ci ero affe­zio­na­to, e alla fine deci­si che sareb­be sta­to que­sto il nome per­fet­to per il mio progetto. 

Mi è pia­ciu­ta mol­to la coper­ti­na del disco: che cosa vuo­le rappresentare?

Ricor­do che sta­vo guar­dan­do un docu­men­ta­rio sul­la fisi­ca quan­ti­sti­ca e l’u­ni­ver­so pri­ma di anda­re a dor­mi­re, e in una sce­na com­pa­ri­va­no dei rami di albe­ri con del­le lam­pa­di­ne appe­se. Subi­to mi è appar­sa in testa quest’immagine, come un gran­de albe­ro del­la vita al cen­tro, pie­no di lam­pa­di­ne acce­se nel­la not­te. Da poco ave­vo pure scrit­to una bre­ve can­zo­ne dal tito­lo “Miglia­ia di Fram­men­ti di Luce”, e ho subi­to sen­ti­to che fos­se con­nes­sa con l’im­ma­gi­ne che mi era venu­ta in men­te, e che fos­se l’e­vo­ca­ti­va com­bi­na­zio­ne per­fet­ta per dare tito­lo e coper­ti­na all’al­bum. Ho con­se­gna­to la mia idea alla mati­ta e al talen­to di Per­la Girau­do, arti­sta tori­ne­se, che ha sapu­to rap­pre­sen­ta­re in modo per­fet­to l’at­mo­sfe­ra che ave­vo in men­te. Un albe­ro che può rap­pre­sen­ta­re l’in­te­rio­ri­tà, nel­la sua con­tor­ta cor­tec­cia seco­la­re, che si intrec­cia con lam­pa­di­ne sti­le Edi­son, meta­fo­ra dei fram­men­ti di luce e di spe­ran­za che esi­sto­no, nono­stan­te il buio, in ognu­no di noi. Mi ha affa­sci­na­to da subi­to il con­tra­sto natura/artificio del­l’im­ma­gi­ne, anche veden­do l’al­be­ro come una per­so­na, in un rap­por­to d’a­mo­re, com­pli­ca­to e attua­le con quel­la che è la sua par­te tec­no­lo­gi­ca e artificiale. 

Hai mai pen­sa­to di par­te­ci­pa­re a un talent show oppu­re a San­re­mo giovani?

Mi fa un po’ stra­no imma­gi­nar­mi con­cor­ren­te di un talent show, e c’è da dire che poi una vol­ta den­tro non è per nul­la una pas­seg­gia­ta, ci vuo­le dav­ve­ro mol­ta polie­dri­ci­tà nel saper can­ta­re e suo­na­re tan­te cose diver­se, e soprat­tut­to facen­do un gran nume­ro di cover, cer­can­do di rea­liz­zar­le in modo cre­di­bi­le e bel­lo a ogni sfi­da, per non par­la­re poi di entra­re in com­pro­mes­so con tan­te rego­le tele­vi­si­ve. Un po’ mi inti­mo­ri­sco­no que­sti rit­mi, e non ho mai pen­sa­to nem­me­no di fare un pro­vi­no per ora. Ma non voglio pren­de­re una posi­zio­ne “snob” rispet­to a real­tà come X Fac­tor o San­re­mo, per­ché cre­do che come ogni situa­zio­ne abbia­no cose posi­ti­ve e cose nega­ti­ve, e pen­so che se mai mi tro­vas­si a par­te­ci­par­vi, sicu­ra­men­te darei il meglio di me.

Cosa ci dob­bia­mo aspet­ta­re da te nel 2021?

Pre­sto farò usci­re il video del­la title track del­l’al­bum, con regia e pro­du­zio­ne di Filip­po Tosca­no, Tom­ma­so Daf­fi­nà e Mar­ti­na Caset­ti, bra­vis­si­mi arti­sti del­l’Ac­ca­de­mia del­le Bel­le Arti di Reg­gio Cala­bria. Sareb­be bel­lo riu­sci­re a tor­na­re a suo­na­re dal vivo il pri­ma pos­si­bi­le, quin­di sì, cer­che­rò di pro­get­ta­re del­le date per suo­na­re live i bra­ni del­l’al­bum, e non vedo l’o­ra di poter­lo fare! Con­ti­nue­rò a pro­muo­ve­re il nuo­vo disco, che è attual­men­te anche in ven­di­ta in ver­sio­ne fisi­ca digi­pack sul mio sito uffi­cia­le www.luframilia.com, lan­cia­to da pochis­si­mo. Poi chis­sà… aven­do già  scrit­to qual­che nuo­va can­zo­ne, for­se ini­zie­rò a pro­dur­re qual­co­s’al­tro, ma su que­sto non voglio trop­po sbi­lan­ciar­mi per ora! 

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