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Daniele Barsanti presenta il secondo singolo dal titolo ‘Fuori dai locali’

A par­ti­re da mer­co­le­dì 16 dicem­bre sarà in rota­zio­ne radio­fo­ni­ca e dispo­ni­bi­le in digi­ta­le Fuo­ri dai loca­li (Apol­lo Records), secon­do sin­go­lo del can­tan­te e musi­ci­sta tosca­no Danie­le Bar­san­ti estrat­to dall’album in usci­ta nel 2021. Il bra­no sarà accom­pa­gna­to dal video­clip, onli­ne dal 18 dicem­bre. In Fuo­ri dai loca­li c’è den­tro l’amore in tut­te le sue acce­zio­ni, spie­ga l’autore:

“L’amore che ho per la not­te, che ho per le can­zo­ni da spa­ra­re in mac­chi­na men­tre si seguo­no i lam­pio­ni di una stra­da addor­men­ta­ta, l’amore che ho per l’idea dell’innamorarsi, del bri­vi­do, del­le emo­zio­ni, del­lo sco­pri­re cosa ci pos­sa esse­re die­tro quel­la stra­da, die­tro que­gli sguar­di imper­mea­bi­li, die­tro i pro­fi­li social del­le per­so­ne. Per me scri­ve­re le can­zo­ni è cer­ca­re di chia­ri­re cosa mi ser­ve vera­men­te dal­la vita.”

Un bra­no che nascon­de un intra­mon­ta­bi­le esi­gen­za di imma­gi­na­re da par­te dell’artista:

“L’ho scrit­ta tut­ta di get­to, alle 3.40 di not­te, ho anco­ra il voca­le sus­sur­ra­to dove ho scrit­to tut­to il ritor­nel­lo, mi man­ca­va qual­cu­no, era­va­mo io, la not­te e lei, nei miei pen­sie­ripro­se­gue Bar­san­ti -. Ho pre­so la mac­chi­na, mi sono fer­ma­to davan­ti ad una fine­stra, era anco­ra acce­sa, for­se ti anno­ia­vi quel­la sera o for­se ave­vi voglia di pen­sa­re, e la not­te è per­fet­ta per sta­re fer­mi a pen­sa­re, tut­to è fer­mo, tut­to è ete­reo, adat­to al silen­zio, al roman­zo, ed io in quel­lo sta­to emo­ti­vo, ci sguaz­zo den­tro. “Chis­sà che fai vedo la luce alla fine­stra”, que­sta è la chia­ve di let­tu­ra del bra­no. L’immaginazione, la pro­ie­zio­ne del pen­sie­ro, la golo­sa idea del vole­re sape­re, del fan­ta­sti­ca­re, i famo­si film in testa, le seghe men­ta­li. Mi è sem­pre pia­ciu­to, quan­do dal­la stra­da vedi una fine­stra illu­mi­na­ta, cade­re nell’immaginazione, nel­la pro­ie­zio­ne del­la doman­da “cosa faran­no ades­so in quel­la casa lì? Quel­le luci acce­se, sono un segna­le che li qual­cu­no c’è, che in quel­la casa c’è vita, ma qua­le vita, di chi, chi sei, cosa stai facen­do, ti man­co, rim­pian­gi qual­co­sa? Chi non ha rimor­si o rim­pian­ti? E allo­ra dim­me­li, rac­con­ta­me­li, sali in mac­chi­na, espie­re­mo insie­me la soli­ta pena, con­fi­da­ti, con­di­vi­dia­mo la soli­ta col­pa, “anch’io sta­not­te di dor­mi­re non c’ho voglia, fac­cia­mo un giro ho la tua voce sem­pre in testa”.

Inve­ce alla fine la scon­tro con la realtà: 

“Il dolo­re nel rive­der­ti è un con­trac­col­po di fuci­le al pet­to, mi pren­di in con­tro tem­po, quan­do non sono pron­to, quan­do fuo­ri dai loca­li, come estra­nei, ci bec­chia­mo a far il dril­ling tra gli sguar­di, tra gli altri, a fare fin­ta che basti que­sto per dimen­ti­car­si, come due spic­cio­li in una tasca, per scor­dar­si dav­ve­ro, pia­no piano”.

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