MUSICA

Intervista | Aphelion : Tra passione, timore e l’album di debutto “Where the earth meets the sky”

Aphelion ha presentato il suo primo album tra aneddoti e grandi riflessioni. Intervista di Giulia Massarelli.

È usci­to in copia fisi­ca e digi­ta­le Whe­re the earth mee­ts the sky, il pri­mo album di Aphe­lion, arti­sta ter­na­no che ha com­po­sto e suo­na­to que­sta relea­se per inte­ro, par­ten­do dal suo stu­dio home-recor­ding. L’artista si è poi affi­da­to all’e­spe­rien­za del suo ami­co Loren­zo Sten­tel­la per l’au­dio engi­nee­ring e a Nico­la Sil­va­ni per lo svi­lup­po e la rea­liz­za­zio­ne dell’artwork.

Aphe­lion, rac­con­ta­ci come nasce il tuo pro­get­to e che signi­fi­ca per te fare musi­ca in un perio­do come quel­lo che stia­mo viven­do. La musi­ca e l’arte in gene­ra­le pos­so­no sal­va­re le per­so­ne dal­la medio­cri­tà e dall’angustia del­la quotidianità?

Aphe­lion nasce come pro­get­to soli­sta, poco più che per gio­co in real­tà, in par­ti­co­la­re duran­te la fase del lock-down di Mar­zo. Ave­vo diver­se idee da met­ter in musi­ca accu­mu­la­te nel tem­po e vole­vo crea­re que­sto pro­get­to da tem­po, poi si è crea­ta l’oc­ca­sio­ne per far­lo. Rispon­den­do alla secon­da par­te del­la doman­da, io cre­do che l’ar­te in gene­ra­le sia un modo per espri­me­re quel­lo che si ha den­tro, se si vuo­le comu­ni­ca­re un sen­so di angu­stia (citan­do le tue paro­le), allo­ra sì, può rico­pri­re que­sto ruo­lo. In linea di mas­si­ma, tut­ta­via, non cre­do deb­ba assu­me­re un valo­re sal­vi­fi­co, è una del­le tan­te atti­vi­tà a cui le per­so­ne si dedi­ca­no per col­ti­va­re il pro­prio spa­zio inte­rio­re, ma i con­flit­ti con sé stes­si van­no risol­ti comunque”.

Come nasco­no le can­zo­ni con­te­nu­te nel tuo album d’esordio “Whe­re the earth mee­ts the sky”? Hai mai pen­sa­to di aggiun­ge­re un testo? Perché?

“Tut­to l’al­bum è nato di get­to, i bra­ni non era­no mai sta­ti pro­va­ti pri­ma, li ho com­po­sti, arran­gia­ti e regi­stra­ti, ma fin dal­l’i­ni­zio ave­vo chia­ra in men­te l’i­dea che sareb­be­ro sta­ti stru­men­ta­li. Non ho mai pen­sa­to di aggiun­ger­gli un testo, li ho pro­prio con­ce­pi­ti affin­ché fos­se­ro stru­men­ta­li, per­ché cre­do che le emo­zio­ni e le sen­sa­zio­ni che voglio espri­me­re si tra­smet­ta­no meglio in que­sta veste”.

Qua­le è sta­to il cri­te­rio con cui hai scel­to i bra­ni e a qua­le sei più legato?

“Ho scel­to la for­ma fina­le dei bra­ni in base a una ricer­ca di suo­ni, di soli­to par­ti­vo da un riff prin­ci­pa­le e comin­cia­vo a costruir­ci intor­no la ses­sio­ne melo­di­ca e rit­mi­ca. Sono mol­to lega­to a “Wide hori­zons”, cre­do che a livel­lo di dina­mi­ca musi­ca­le sia quel­lo riu­sci­to meglio”.

Par­la­ci del­le tue influen­ze musi­ca­li. Da chi hai trat­to ispi­ra­zio­ne per rag­giun­ge­re que­sto tuo per­so­na­lis­si­mo sound?

Ho ascol­ta­to mol­ti gene­ri e tut­to­ra ascol­to anco­ra mol­ta musi­ca, ma ci sono pochis­si­me band attua­li che atti­ra­no il mio inte­res­se, a par­te alcu­ni grup­pi Post-Rock e Post-Metal che seguo. Che dire!? Di sicu­ro tra i grup­pi che mi han­no segna­to di più cite­rei i Batho­ry, i Para­di­se Lost, i Type O Nega­ti­ve, gli Sta­tic X, i Pan­te­ra, ma anche i Rush, i Pink Floyd e i The Bea­tles, anche se non l’a­vre­ste mai detto!”.

Quan­to spa­zio vie­ne dato all’arte nel­la tua cit­tà e quan­to cre­di sia impor­tan­te fare musi­ca, sti­mo­la­re all’arte, in una pro­vin­cia come Terni?

“Devo ammet­te­re che non seguo mol­to gli even­ti e l’ar­te in gene­ra­le, sono un po’ fuo­ri da que­ste situa­zio­ni, per­ché pas­so mol­to tem­po a com­por­re nel mio pic­co­lo stu­dio a casa. Cre­do comun­que che sia impor­tan­te e aldi­là del­l’e­mer­gen­za sani­ta­ria in cor­so, l’au­spi­cio è che una vol­ta supe­ra­ta si rico­min­ci, maga­ri anche con più entu­sia­smo, dato che gli even­ti arti­sti­ci sono man­ca­ti a mol­ti. Que­sta vol­ta mi impe­gne­rò anch’io a esse­re più pre­sen­te e a con­tri­bui­re come pos­so alla cre­sci­ta arti­sti­ca del circondario”.

Stai già lavo­ran­do a nuo­vi bra­ni da pro­por­re in futu­ro? Vuoi dar­ci qual­che anticipazione?

Asso­lu­ta­men­te sì, come accen­na­vo sopra è la mia atti­vi­tà prin­ci­pa­le fuo­ri dal lavo­ro. Sto pro­vi­nan­do già diver­so mate­ria­le che nei pros­si­mi mesi assu­me­rà una for­ma defi­ni­ti­va, in vista di un nuo­vo album che farò usci­re più avan­ti. Non so indi­ca­re un tem­po pre­ci­so, ma sono già al lavo­ro e le coor­di­na­te musi­ca­li rimar­ran­no quel­le del pri­mo album, ma con qual­che ele­men­to diverso”.

Qual è la pau­ra più gran­de di Aphelion?

Quel­la di non arri­va­re alle per­so­ne, o meglio alle per­so­ne giu­ste che potreb­be­ro apprez­za­re il mio gene­re. Oggi il mon­do del­la pro­du­zio­ne musi­ca­le è mol­to infla­zio­na­to e è dura per chi come me comin­cia da zero, ci vuo­le tem­po per far­si cono­sce­re e spes­so si vie­ne sur­clas­sa­ti dal main­stream, che ovvia­men­te ha più visi­bi­li­tà sul web e più mez­zi per pro­dur­si e distribuirsi”.

Aphe­lion, la nostra inter­vi­sta è giun­ta al ter­mi­ne. Gra­zie per esse­re sta­to con noi e spe­ria­mo di veder­ci pre­sto, maga­ri ad un tuo live, quan­do sarà nuo­va­men­te pos­si­bi­le! Salu­ta i let­to­ri come pre­fe­ri­sci, ciao!!!

“Gra­zie a voi, mi sto orga­niz­zan­do per suo­na­re anche dal vivo e in futu­ro maga­ri ci si vedrà. Non mi resta che salu­ta­re i let­to­ri, rin­gra­zia­re la reda­zio­ne per lo spa­zio con­ces­so­mi e ricor­da­re a chiun­que voglia di segui­re i miei pro­fi­li social per gli aggior­na­men­ti del pro­get­to musi­ca­le. Stay Rock!!!”.

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