MUSICA

Gianna Nannini promuove l’importanza di proteggere e valorizzare la musica italiana al World Protection Forum™

Oggi, vener­dì 27 novem­bre, Gian­na Nan­ni­ni è inter­ve­nu­ta al World Pro­tec­tion Forum, nato da un’iniziativa di KELONY® Fir­st Risk-Rating Agen­cy per dif­fon­de­re un nuo­vo modo di fare impre­sa e di fare cul­tu­ra met­ten­do la pro­te­zio­ne al pri­mo posto, per pro­muo­ve­re l’im­por­tan­za di pro­teg­ge­re e valo­riz­za­re la musi­ca ita­lia­na. Gian­na Nan­ni­ni ha dichia­ra­to:

«L’obbiettivo del­la nostra musi­ca per comu­ni­car­la è che biso­gna inver­ti­re i para­me­tri e dare pre­ce­den­za alle nostre pro­du­zio­ni in ita­lia­no e alle tipi­ci­tà dei lin­guag­gi che solo la musi­ca ita­lia­na pos­sie­de per­ché c’è un’articolata ter­ri­to­ria­li­tà. È un patri­mo­nio e non biso­gna disper­der­lo e nean­che dimen­ti­car­lo. Io è un po’ tut­ta la vita che mi inte­res­so alle cul­tu­re popo­la­ri, innan­zi­tut­to mi sen­to pro­prio in dove­re di tute­lar­le per­ché mi ci sono dedi­ca­ta attra­ver­so i miei stu­di, anche all’Università, sul­le cul­tu­re e soprat­tut­to sul­la cul­tu­ra dei ter­ri­to­ri diver­si in Ita­lia. Que­sto è mol­to impor­tan­te per­ché il rischio è che tut­ta que­sta cul­tu­ra popo­la­re di nostra ori­gi­ne si disper­da, per­ché è mol­to diver­sa, però è rima­sta un po’, nei risto­ran­ti per esem­pio… Nes­su­no oggi pren­de un man­do­li­no, una fisar­mo­ni­ca, per­ché sem­bra una cosa un po’ anti­ca. Quin­di sia la musi­ca ma soprat­tut­to l’appartenenza alla lin­gua ita­lia­na, cioè biso­gna asso­lu­ta­men­te riva­lu­ta­re e pro­mo­zio­na­re la lin­gua ita­lia­na, que­sto vuol dire che biso­gna can­ta­re in ita­lia­no, ed è impor­tan­te per­ché la lin­gua ita­lia­na è da pro­teg­ge­re, un po’ come è sta­to fat­to in Fran­cia con la leg­ge Tou­bon, valo­riz­zan­do la pro­pria lin­gua oggi i fran­ce­si sono mol­to più atten­ti ai con­te­nu­ti nel­la loro nazio­ne. Al di là di tut­ti i nazio­na­li­smi, il mio è un discor­so più euro­peo, di tan­ta diver­si­tà che abbia­mo in Euro­pa, l’Italia è sicu­ra­men­te un pano­ra­ma bio-diver­so che abbia­mo solo noi. Noi abbia­mo tan­ti modi di fare musi­ca, un esem­pio è la Taran­ta, che sal­va­guar­da que­sto con un’istituzione sul­la Taran­ta con una gran­de orga­niz­za­zio­ne per far sì che la Festa del­la Taran­ta sia sem­pre pre­sen­te ogni anno, ma que­sto è un pic­co­lo gra­nel­lo, biso­gna anda­re mol­to più a fon­do su que­sta cosa qua. A fon­do vuol dire cam­bia­re le cose come stan­no ades­so, noi abbia­mo una gran­de per­cen­tua­le di musi­ca ita­lia­na sui media ma non è abba­stan­za per tute­la­re la nostra lin­gua, biso­gna impor­la di più, fare in modo che que­sto acca­da. Quan­do io ho dovu­to stu­dia­re tan­te cose che non sape­vo, mi sono resa con­to del gran­de lavo­ro che ha fat­to Alan Lomax, che lì per lì mi dava anche fasti­dio, lui è venu­to qui per un anno, ha regi­stra­to tut­ti i nostri can­ti popo­la­ri e ha crea­to un gran­de archi­vio, ma meno male l’hanno fat­to con la BBC, oggi è un gran­de patri­mo­nio cul­tu­ra­le nostro e lo tro­va­te anche su You­tu­be, meno male che è usci­to. Si può attin­ge­re a que­sta cosa, che non vuol dire rifa­re il pas­sa­to ma fare il futu­ro, la tra­di­zio­ne è il futu­ro, non vuol dire rima­ne­re nel pas­sa­to, esse­re anti­chi, vuol dire che puoi fare rap, trap, rock (che è musi­ca popo­la­re per me), e difen­de­re la nostra cul­tu­ra folk, il folk è il nostro futu­ro. Non ho capi­to per­ché gli altri lo pos­so­no fare e noi non lo fac­cia­mo, rima­ne lì in un ango­lo. Sono sta­ta a Nash­vil­le, a fare il disco nel Ten­nes­see dove c’è la coun­try music, guai a chi glie­la toc­ca la coun­try music, è una roba impor­tan­te come la nostra musi­ca dovreb­be esse­re. Mi sono resa con­to che biso­gna fare qual­co­sa. Que­sto è un momen­to di immo­bi­li­tà e di silen­zio del­la nostra sce­na, inve­ce la nostra sce­na in que­sto momen­to di silen­zio deve urla­re, nel­la sua lin­gua, deve dire le cose come stan­no, deve por­ta­re la musi­ca ita­lia­na a gran­di livel­li, che può esse­re anche fuo­ri dall’Italia, non rima­ne­re fino a Chias­so, come dico sem­pre io, la nostra musi­ca è una del­le cose più bel­le. La moda, il cine­ma,… sono tut­te cose che van­no fuo­ri dai con­fi­ni, noi con la musi­ca sia­mo sem­pre lì lega­ti, per­ché non ci cre­dia­mo, sem­bra di fare una cosa che face­va­no i non­ni, ben ven­ga inve­ce, capi­to? Que­sto sto dicen­do da anni. Biso­gna sta­re mol­to atten­ti a quel­lo che è pro­teg­ge­re le nostre dif­fe­ren­ze, la tipi­ci­tà dei lin­guag­gi, per­ché sono così diver­si, c’è un modo di accen­ta­re le paro­le, secon­do la musi­ca, secon­do la for­ma. Nel sud Ita­lia, dal­la Taran­tel­la alla Piz­zi­ca, tro­vi tal­men­te tan­te cose diver­se e dia­let­ti diver­si, che biso­gna attin­ge­re a que­sti per con­ti­nua­re la nostra lin­gua. È mol­to impor­tan­te non far­la in dia­let­to per for­za, io can­to in ita­lia­no, per­ché non ho il dia­let­to. Biso­gna pren­de­re asso­lu­ta­men­te una posi­zio­ne, una posi­zio­ne gover­na­ti­va, non si può sta­re qui solo a lamen­tar­si, biso­gna crea­re que­sta pos­si­bi­li­tà come han­no fat­to anche in altri pae­si d’Europa per­ché il rischio è di per­de­re que­sto patri­mo­nio cul­tu­ra­le, che è un patri­mo­nio dell’umanità, come la voce. La con­ta­mi­na­zio­ne è asso­lu­ta­men­te impor­tan­te nel­la dife­sa del nostro reper­to­rio, sen­nò si rimar­reb­be immo­bi­li. Tut­to il can­to metri­co nasce da atteg­gia­men­ti di lavo­ro. Una vol­ta sono sta­ta in Cina e ho par­la­to un mese inte­ro con una can­tan­te folk e mi face­va capi­re che è l’atteggiamento del cor­po che crea la metri­ca del can­to, come nel­la tamur­ria­ta nel napo­le­ta­no. La mia tesi riguar­da­va cin­que esem­pi fem­mi­ni­li di cul­tu­ra folk, come si sono tra­sfor­ma­te, par­ti­vo da lì, fino a Janis Joplin. Qual­co­sa di appar­te­nen­za che non biso­gna dimen­ti­ca­re. È una cosa che fa par­te di me, il mio modo di can­ta­re, la melo­dia. La melo­dia vie­ne mes­sa sem­pre nel­la ricer­ca di un can­to nor­da­fri­ca­no, quin­di se io vado in Afri­ca, vado a sen­ti­re come fan­no la musi­ca lì e chie­do come pos­sia­mo influen­zar­ci a vicen­da, in base ai milio­ni di rit­mi diver­si. Cre­do che la con­ta­mi­na­zio­ne sia impor­tan­tis­si­ma. Quan­do sono anda­ta dagli Him­ba in Nami­bia ho chie­sto una can­zo­ne e loro non mi han­no volu­to can­ta­re una can­zo­ne, per­ché si ver­go­gna­va­no, allo­ra io gli ho fat­to una tamur­ria­ta nera e loro mi han­no applau­di­to, da lì è sca­tu­ri­to un rap­por­to di ami­ci­zia, mi han­no man­da­to, un gior­no che ero in allog­gio, del­le per­so­ne di tut­ti gli Him­ba che sono venu­ti a fare un can­to per me e io li ho regi­stra­ti, lì è nata una can­zo­ne, loro non ave­va­no i dirit­ti d’autore, la SIAE, quin­di per que­sta can­zo­ne gli ho man­da­to sei muc­che e un toro, gra­zie al con­so­la­to del­la Nami­bia di Mila­no. È uno scam­bio la vita, lo scam­bio dei lin­guag­gi è fon­da­men­ta­le. Biso­gna difen­de­re pri­ma di tut­to la lin­gua ita­lia­na, per­ché sen­za quel­la tut­ti i mec­ca­ni­smi di comu­ni­ca­zio­ne musi­ca­le, radio­fo­ni­co, tele­vi­si­vo… Ormai c’è un’invasione di musi­ca in ingle­se, nien­te con­tro la musi­ca in ingle­se ma per­ché pri­ma non difen­dia­mo la nostra?».

Per vede­re in strea­ming l’intervento di Gian­na Nan­ni­ni, è pos­si­bi­le acce­de­re al World Pro­tec­tion Forum™, in repli­ca fino a lune­dì 30 novem­bre, tra­mi­te il seguen­te link https://wpf.aristonsanremo.com oppu­re tra­mi­te richie­sta sul con­tact form del sito https://wp.fo.

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