MUSICA

Intervista | Dheli presenta un nuovo genere musicale : “Future Vintage è l’unire il vecchio al nuovo”

Dheli presenta non solo un singolo, ma un genere musicale. Future Vintage è il futuro della musica?

Il futu­ro comin­cia dal pas­sa­to. Dopo aver­ci dato un assag­gio di quel­lo che vie­ne defi­ni­to “futu­re vin­ta­ge” con il sin­go­lo M1lano, Dhe­li tor­na cari­co a mil­le con un bra­no che già dal tito­lo è un mani­fe­sto pro­gram­ma­ti­co: Futu­re Vin­ta­ge.

Futu­re Vin­ta­ge è il nome del nuo­vo sin­go­lo dell’artista spez­zi­no, una can­zo­ne che defi­ni­sce appun­to gli idea­li e l’estetica di un gene­re inno­va­ti­vo e retrò. 

Una sor­ta di sin­cre­ti­smo fra ele­men­ti sono­ri tipi­ci del­la musi­ca anni ’80 e le evo­lu­zio­ni più recen­ti del pano­ra­ma musi­ca­le, sen­za pau­ra di spa­zia­re (e di non lasciar­si rin­chiu­de­re) fra rap, dan­ce, pop e rock”.

È que­sta una pri­ma defi­ni­zio­ne di cosa sia il futu­re vin­ta­ge, e sul nuo­vo sin­go­lo omo­ni­mo Dhe­li rad­dop­pia la posta distri­can­do­si tra ritor­nel­li cat­chy, ele­men­ti sono­ri e con­cet­tua­li punk, vin­ta­ge, dan­ce e sostan­zial­men­te tut­to quel­lo che l’estro sug­ge­ri­sce, per­ché come dice l’artista nel ritor­nel­lo, vuo­le can­ta­re le can­zo­ni che gli pare, sen­za far­si rin­chiu­de­re in sche­mi e con­cet­ti pre­im­po­sta­ti. Nel bra­no Dhe­li gio­ca anche a pren­der­si poco sul serio, a guar­da­re con un po’ di iro­nia la real­tà musi­ca­le con­tem­po­ra­nea, e a spe­ri­men­ta­re con la musi­ca e con le paro­le, per­ché il fine ulti­mo di tut­to que­sto non può che esse­re quel­lo di diver­tir­si, inve­ce che cer­ca­re spa­smo­di­ca­men­te il suc­ces­so e far­si divo­ra­re dai mec­ca­ni­smi sper­so­na­liz­zan­ti che por­ta­no a una fama tan­to ago­gna­ta quan­to effi­me­ra. Dhe­li però musi­cal­men­te fa sul serio, e con il suo futu­re vin­ta­ge ha un obiet­ti­vo impor­tan­te da pre­fig­ger­si: con­vin­ce­re tut­ti che non solo stia­no tor­nan­do in auge le sono­ri­tà del­la dan­ce anni ’80 (e tie­ne a sot­to­li­nea­re la paro­la “dan­ce”, per­ché le sono­ri­tà gene­ri­che degli Eighties sono di nuo­vo in cir­co­lo già da qual­che tem­po, spe­cial­men­te nell’indie e que­sto lo sap­pia­mo tut­ti bene), ma che la dan­ce tor­ne­rà sta­bil­men­te anche in Ita­lia, e con i suoi bra­ni ce lo vuo­le dimo­stra­re. “E sape­te per­ché? Per­ché il futu­ro è vin­ta­ge”, con­clu­de Dhe­li striz­zan­do­ci l’occhiolino.

Ciao, Dhe­li. È un pia­ce­re aver­ti qui a Rifu­gio Musi­ca­le e cono­sce­re non solo il tuo nuo­vo sin­go­lo Futu­re Vin­ta­ge, ma soprat­tut­to il gene­re musi­ca­le futu­re vin­ta­ge. Vor­rei sape­re da dove nasce que­sto gene­re musi­ca­le e cosa ci pos­sia­mo trovare!

Ciao ragaz­zi, il pia­ce­re è mio. Il pro­get­to Futu­re Vin­ta­ge nasce da un’urgenza espres­si­va for­te, che è quel­la di ester­na­re tut­to quel­lo che ho den­tro. Mi piac­cio­no la dan­ce anni ‘80 e il punk, quin­di ho deci­so di unir­li. Futu­re Vin­ta­ge è l’unire il vec­chio al nuo­vo, un pun­to d’incontro tra due gene­ri musi­ca­li che in real­tà, già di per sé, sono mol­to vicini.

Di cosa par­la il tuo nuo­vo sin­go­lo Futu­re Vin­ta­ge?

Futu­re vin­ta­ge par­la del modo in cui sono riu­sci­to ad aprir­mi con me stes­so, ma soprat­tut­to di come ho capi­to che cer­ca­re di accet­tar­si per quel­lo che si è real­men­te ci ren­de più libe­ri e non ci fa esse­re sem­pre in com­pe­ti­zio­ne con gli altri.

Quan­do è sta­to scrit­to il sin­go­lo? E quan­do è sta­to gira­to il videoclip?

Il sin­go­lo è sta­to scrit­to nel feb­bra­io 2020 e inci­so sem­pre a feb­bra­io, men­tre il video è sta­to gira­to a ini­zio set­tem­bre 2020!

Da dove vie­ne il tuo nome d’arte, Dheli?

Il mio nome d’arte Dhe­li deri­va dal mio cogno­me, che è Deli­pe­ri. La H che ho intro­dot­to dopo la D deri­va dal fat­to che esi­sto­no altre figu­re nel mon­do musi­ca­le che si chia­ma­no Deli, fra cui addi­rit­tu­ra un pro­du­cer del­la mia cit­tà, La Spe­zia, e quin­di vole­vo ave­re qual­co­sa di diver­so a livel­lo gra­fi­co nel nome.

In un anno dif­fi­ci­le come que­sto 2020, sei riu­sci­to a esi­bir­ti live in qual­che occasione?

Per for­tu­na qual­che occa­sio­ne c’è sta­ta. Tra que­ste, ricor­do mol­to bene il BMA (Bolo­gna musi­ca d’autore), ras­se­gna dove a metà set­tem­bre sono riu­sci­to a esi­bir­mi sia all’interno degli stu­di Fono­print, che per la fina­le a Par­co Vil­la Ange­let­ti a Bologna.

Hai mai pen­sa­to di par­te­ci­pa­re a qual­che talent o a ras­se­gne come San­re­mo giovani?

Ci pen­so spes­so e in real­tà ci ho anche già pro­va­to, ma non vie­ne al momen­to con­si­de­ra­ta la mia arte. Pri­ma o poi mi note­ran­no o mi farò nota­re io!

Hai un aned­do­to diver­ten­te o curio­so da rac­con­tar­ci che ti è capi­ta­to duran­te il tuo per­cor­so artistico?

Una vol­ta chia­mai l’organizzatrice di un even­to per chie­de­re infor­ma­zio­ni riguar­dan­ti il ser­vi­ce, e le chie­si se ser­vis­se­ro le “ame­ri­ca­ne”. E lei mi rispo­se: “no, no, tran­quil­li, non sen­ti­te­vi in dove­re di por­ta­re altra gen­te per­ché comun­que spe­ria­mo già in un pub­bli­co nume­ro­so”. Vi giu­ro che non è una bar­zel­let­ta, que­sta cosa si veri­fi­cò quan­do suo­nai con il mio vec­chio grup­po Alchi­mia in una piaz­za a La Spezia.

Per con­clu­de­re, un ascol­ta­to­re abi­tua­to ai gene­ri musi­ca­li attua­li cosa si dovreb­be aspet­ta­re dal gene­re futu­re vintage?

Sicu­ra­men­te dovreb­be aspet­tar­si qual­co­sa di pre­so bene e di leg­ge­ro da ascol­ta­re, ma allo stes­so tem­po un mes­sag­gio for­te e chia­ro, che è quel­lo del “fre­ga­te­ne di cosa pen­sa­no gli altri!”

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