MUSICA WORLD MUSIC

Ane Brun inarrestabile. Venerdì arriva il nuovo album “How Beauty Holds the Hand of Sorrow” | New Hit

Anche se Ane Brun negli ulti­mi anni si è sem­pre tenu­ta impe­gna­ta facen­do usci­re diver­se can­zo­ni e album, era dal 2015 con “When I’m Free” che non ci rega­la­va un disco com­po­sto inte­ra­men­te da bra­ni ine­di­ti. Il 30 Otto­bre era usci­to “After the Great Storm” segui­to da una secon­da rive­la­zio­ne: un nuo­vo album, How Beau­ty Holds The Hand of Sor­row, in arri­vo solo un mese dopo, il 27 Novem­bre. I due dischi sep­pu­re vici­ni cro­no­lo­gi­ca­men­te sono total­men­te dif­fe­ren­ti uno dall’altro. Il nono album, infat­ti, sve­la alcu­ni dei bra­ni più cru­di e allo stes­so tem­po deli­ca­ti del­la sua car­rie­ra ven­ten­na­le. La lun­ga atte­sa è sta­ta quin­di ampia­men­te ripa­ga­ta. C’è però una tri­ste moti­va­zio­ne die­tro a que­sto lun­go intervallo.

Crea­re un disco ha sem­pre volu­to dire sca­va­re pro­fon­da­men­te den­tro di me” rac­con­ta la Brun. “Io in gene­re affron­to tut­to quel­lo che mi capi­ta nel­la vita — rela­zio­ni, cam­bia­men­ti, sfi­de — scri­ven­do musi­ca. Ma quan­do mio padre se n’è anda­to nel 2016 non sono sta­ta in gra­do, né ho volu­to. E’ sta­ta una stra­na espe­rien­za: di soli­to sono una per­so­na che ten­de a pro­ces­sa­re e poi “dige­ri­re” ciò che mi acca­de. Lavo­ro sui miei pro­ble­mi e vado avan­ti. Ma nel dolo­re cau­sa­to dal­la per­di­ta di un geni­to­re, que­sto non ha fun­zio­na­to. Non riu­sci­vo a tro­va­re gli stru­men­ti giu­sti den­tro di me e non c’era una solu­zio­ne. Mio padre non c’era più. C’è volu­to del tem­po per capi­re che il tem­po stes­so era la chiave.”

E’ sta­to solo nell’estate 2019 che la Brun è riu­sci­ta a sbloc­ca­re com­ple­ta­men­te la sua imma­gi­na­zio­ne e a scri­ve­re così un nuo­vo disco: riti­ra­ta­si in un caset­ta immer­sa nel­le mon­ta­gne nor­ve­ge­si, ha spri­gio­na­to tut­ta la sua crea­ti­vi­tà ed in tre set­ti­ma­ne ha dato vita a qua­si tut­ti i due nuo­vi album. Ini­zial­men­te l’intenzione era quel­la di far usci­re un dop­pio album ma poi, con l’arrivo del loc­k­do­wn degli ulti­mi mesi, il poco tem­po impo­sto dal­la pan­de­mia ha por­ta­to la Brun ha rive­de­re que­sta idea e a divi­de­re quin­di le regi­stra­zio­ni in due par­ti, ognu­na carat­te­riz­za­ta come dice­va­mo da atmo­sfe­re e ani­mi con­tra­stan­ti. Entram­bi por­ta­no la for­te impron­ta del­la Brun ma il più otti­mi­sta “After The Great Storm”, con la sua voce cri­stal­li­na ed emo­zio­nan­te, infe­sta­to da strut­tu­re elet­tro­ni­che e ana­lo­gi­che, deli­zie­rà colo­ro che l’hanno segui­ta nel­le sue costan­ti rein­ven­zio­ni stilistiche.

How Beau­ty Holds the Hand of Sor­row inve­ce — pur esplo­ran­do anch’esso tec­ni­che e sti­li nuo­vi — sarà più fami­lia­re a quel­li che ricor­da­no la can­tau­tri­ce dei pri­mi tem­pi, quel­la più emo­zio­na­le con la sua chi­tar­ra sot­to brac­cio. Tan­te sono le influen­ze e fon­ti di ispi­ra­zio­ni, vari sono gli ascol­ti del­la Brun che spa­zia­no dal­la musi­ca acu­sti­ca a quel­la spe­ri­men­ta­le stru­men­ta­le, elet­tro­ni­ca, jazz, pop, clas­si­ca e tut­to ciò che ci sta in mez­zo.
How Beau­ty Holds the Hand of Sor­row si con­cen­tra sul­la sua distin­ti­va inten­si­tà emo­ti­va. Apre con “Last Breath” — gui­da­ta da un incre­di­bi­le pia­no­for­te a coda — che ci par­la del dolo­re che sca­tu­ri­sce dal­la per­di­ta di qual­cu­no a noi caro. Anche il bra­no di chiu­su­ra del disco — “Don’t Run And Hide” — è accom­pa­gna­to dal pia­no­for­te, que­sta vol­ta solo, co-pro­ta­go­ni­sta insie­me alla toc­can­te voce del­la can­tau­tri­ce, dan­do for­ma ad bra­no di una sen­si­bi­li­tà unica.

Nel disco sono pre­sen­ti altre due bal­lad pia­ni­sti­che: “Clo­ser”, vici­na ai ter­ri­to­ri per­cor­si da Joni Mit­chell e Kate Bush, che rac­con­ta di come le avver­si­tà ci ren­da­no più for­ti, l’accorata “Lose My Way” crea­ta a quat­tro mani insie­me al com­po­si­to­re sta­tu­ni­ten­se Dustin O’Hallaran, vin­ci­to­re di un Emmy e nomi­na­to all’Oscar per “Arri­val” dal­la colon­na sono­ra del film “Lion”.

Il pia­no cede il posto alla chi­tar­ra acu­sti­ca in “Meet You At The Del­ta” — una can­zo­ne scrit­ta anni fa per un pro­gram­ma tele­vi­si­vo in cui la Brun can­ta­va ver­si del poe­ta sve­de­se Bru­no K Öjer e che ora ha una veste nuo­va gra­zie ad un testo inte­ra­men­te in ingle­se — e la con­ci­sa “Brea­king The Sur­fa­ce”, l’unico bra­no del disco scrit­to dopo l’inizio del­la pandemia. 

Nei pri­mi mesi ave­vo nel­la mia testa un’immagine di un lago in cui tut­te le veri­tà gal­leg­gia­va­no e ne incre­spa­va­no la super­fi­cie” spie­ga la Brun. “Una di que­ste era come l’amore e le nostre rela­zio­ni più stret­te sia­no, alla fine, tut­to ciò che con­ta dav­ve­ro. Una cri­si come que­sta ci mostra come è strut­tu­ra­to il mon­do, sia poli­ti­ca­men­te che eco­no­mi­ca­men­te, e cosa è dav­ve­ro importante.”

Altre tre can­zo­ni inve­ce han­no un arran­gia­men­to più cor­po­so, pur man­te­nen­do quell’atmosfera ras­si­cu­ran­te, empa­ti­ca e pla­ci­da che carat­te­riz­za il disco: la len­ta “Gen­tle Wind Of Gra­ti­tu­de”, dona­ta ad un ami­co per con­for­tar­lo in un momen­to di sof­fe­ren­za; “Song For Thrill And Tom” la cui posi­ti­vi­tà è rin­for­za­ta dal­le voci ange­li­che di Jen­nie Abra­ham­son, Lin­nea Ols­son, The­re­se Bör­jes­son e Caro­li­na Wal­lin Perez ai cori; e infi­ne la magi­ca “Tru­st”, bra­no cen­tra­le del disco, in cui la voce del­la Brun — più affa­sci­nan­te che mai — ci con­so­la con paro­le di una fidu­cia invi­dia­bi­le (“I throw myself into the open air / Eve­ry par­ti­cle will catch me the­re”).
Come il pre­ce­den­te “After The Great Storm”, “How Beau­ty Holds The Hand Of Sor­row” è sia inti­mo che uni­ver­sa­le, spes­so anche simul­ta­nea­men­te, e con­fer­ma anco­ra una vol­ta come la musi­ca dell’artista nor­ve­ge­se richie­da una pro­fon­da atten­zio­ne e dedi­zio­ne. Riu­sci­re a rapi­re l’ascoltatore con due dischi, usci­ti a pochis­si­ma distan­za l’uno dall’altro, è un dono non comu­ne. E Ane Brun lo pos­sie­de sen­za alcun dub­bio. Come can­ta in “Don’t Run And Hide”, “I’m here for you…”.

TRACKLIST

1. Last Breath
2. Clo­ser
3. Song For Thrill And Tom
4. Meet You at the Del­ta
5. Tru­st
6. Gen­tle Wind Of Gra­ti­tu­de
7. Brea­king the Sur­fa­ce
8. Lose My Way feat. Dustin O’Halloran
9. Don’t Run And Hide (Pia­no Version)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: