INTERVISTA

Intervista | Manfredi : “Il giorno dopo che pubblico un brano, la persona per cui l’ho scritto lo ascolta e molto spesso mi scrive”

Abbiamo intervistato con piacere Manfredi per scoprire il nuovo singolo Hollywood prodotto da Matteo Cantaluppi.

Il bra­no anti­ci­pa l’album d’esordio in arri­vo nei pri­mi mesi del 2021 e segna il ritor­no del can­tau­to­re, noto nel­la sce­na indie per bra­ni da milio­ni di ascol­ti qua­li: “Cuf­fiet­te” e “Noi meno tu”.

Hol­ly­wood, pren­de ispi­ra­zio­ne dai film roman­ti­ci, che Man­fre­di descri­ve come “tut­ti ugua­li e con la stes­sa tra­ma”, che tut­ta­via piac­cio­no tan­to. La veri­tà è che gra­zie a quei film l’uomo sogna l’amore per­fet­to, che nel­la vita rea­le sem­bra sem­pre trop­po com­pli­ca­to e drammatico.

• Ciao Man­fre­di! Soli­ta­men­te la mia pri­ma doman­da si basa sul nome d’arte. Come mai hai scel­to que­sto nome d’arte?

“Mi piac­cio­no mol­to i nomi d’arte per­ché ti per­met­to­no di affe­zio­nar­ti alla per­so­na anche se non ti pia­ce la sua musi­ca e vice­ver­sa. Non si trat­ta però di una masche­ra, Man­fre­di e Anto­nio sono la stes­sa cosa. Ho sem­pre tro­va­to “Man­fre­di” un nome mol­to ele­gan­te e quan­do si è trat­ta­to di sce­glie­re un nome d’arte mi è subi­to venu­to in men­te que­sto. Vole­vo però un nome che aves­se anche un bel signi­fi­ca­to. Andan­do a cer­ca­re ho sco­per­to che Man­fre­di signi­fi­ca, tra le altre cose, “ami­co dell’uomo”. Mi pia­ce l’idea che un arti­sta e la sua musi­ca pos­sa­no esse­re visti come degli ami­ci che ti stan­no accan­to sia nei momen­ti bel­li che in quel­li brutti”.

• È usci­to il nuo­vo sin­go­lo “Hol­ly­wood”. Il bra­no è auto­bio­gra­fi­co imma­gi­no. Quan­do l’hai scrit­ta que­sta can­zo­ne? Come mai hai scel­to di descri­ve­re uno sta­to d’animo così intimo?

“Quan­do scri­vo una can­zo­ne non sono mai dav­ve­ro coscien­te del fat­to che qual­cu­no poi la ascol­te­rà, è una cosa con cui sto ini­zian­do a fare i con­ti solo ades­so. Quan­do ho scrit­to Hol­ly­wood l’ho scrit­ta per me, vole­vo dir­mi “oh sen­ti, sei fat­to così, è inu­ti­le che ci giri trop­po intor­no” e l’ho fat­to. Poi l’ho pub­bli­ca­ta così com’era, non vole­vo cen­su­rar­la. Su que­sta cosa ci sto riflet­ten­do solo ora che sto regi­stran­do il disco. Ci sono can­zo­ni in cui mi sem­bra di dire trop­po. Devi con­si­de­ra­re che il gior­no dopo che pub­bli­co un bra­no la per­so­na per cui l’ho scrit­to lo ascol­ta e mol­to spes­so mi scri­ve. Io poi devo far­ci i con­ti con quel­la per­so­na. Dovrei sta­re atten­to a non dire trop­po. Però non ci sto atten­to qua­si mai”.

• Qua­le sound si deve aspet­ta­re una per­so­na che non ha mai ascol­ta­to que­sto brano?

“Devo con­fes­sar­ti che le doman­de sul sound mi han­no sem­pre mes­so in cri­si. Non rie­sco mai a tro­va­re le paro­le adat­te, ho l’impressione che se par­las­si di stru­men­ti fini­rei con l’annoiare a mor­te chi mi ascol­ta e mi sem­bra smi­nuen­te dire “un sound tipo quel­lo di tizio con qual­co­sa del sound di caio”. Io con­di­vi­do il pen­sie­ro di Frank Zap­pa che dice­va “par­la­re di musi­ca è come bal­la­re di archi­tet­tu­ra”. Ormai un bra­no dura al mas­si­mo tre minu­ti, si fa pri­ma ad ascol­tar­lo che a spiegarlo”.

• Riu­sci­re­sti a clas­si­fi­car­ti in un gene­re musicale?

“Asso­lu­ta­men­te no. Odio la clas­si­fi­ca­zio­ne del­la musi­ca in gene­ri. Mi sem­bra che can­zo­ni e arti­sti ven­ga­no trat­ta­ti come pro­dot­ti sul­lo scaf­fa­le di un super­mer­ca­to: “que­sto va qui, que­sto va lì”. Poi cer­to, capi­ta che la gen­te mi dica “sei indie” piut­to­sto che “sei pop” e per me è okay, non me ne pre­oc­cu­po mol­to. Mi inte­res­sa di più sape­re se le mie can­zo­ni ti han­no tra­smes­so qual­co­sa inve­ce che se sei riu­sci­to a clas­si­fi­car­mi in un genere”.

• Qua­li sono i tuoi sogni nel cassetto?

“Non sono un tipo da sogni, sono un tipo da “se que­sta cosa mi pia­ce la fac­cio”. La mia spe­ran­za è di dedi­ca­re la mia vita a cose che mi piac­cio­no, che mi appas­sio­na­no. Spe­ro di miglio­ra­re in quel­lo che fac­cio, di impa­ra­re, di cre­sce­re. Attual­men­te al cen­tro dei miei pen­sie­ri c’è la musi­ca, quin­di è su quel­la che mi concentro”.

• Il nuo­vo bra­no farà par­te di un album. Cosa ci dob­bia­mo aspet­ta­re da que­sto nuo­vo pro­get­to discografico? 

“Sarà un disco mol­to vero, mol­to inti­mo. Non mi pia­ce la musi­ca inven­ta­ta. Io par­lo di me, del­le cose che mi sono suc­ces­se e che mi han­no lascia­to qual­co­sa, nel­la spe­ran­za che chi mi ascol­ta pos­sa un po’ ritro­var­si in quel­lo che rac­con­to. Per coe­ren­za con quan­to det­to pri­ma, però, ti dico che se dav­ve­ro vuoi capi­re qual­co­sa del disco ti con­vie­ne ascol­tar­lo quan­do esce. Sono sicu­ro che lui saprà spie­gar­si mol­to meglio di come saprei fare io”.

• Capi­to­lo Live. Visto la dif­fi­ci­le situa­zio­ne sei riu­sci­to ad esi­bir­ti quest’anno?

“Que­sto è l’anno in cui ogni fra­se dovreb­be ini­zia­re con “Con la spe­ran­za che la situa­zio­ne miglio­ri”. Io cre­do che que­sto inver­no non si riu­sci­rà a fare nul­la per quan­to riguar­da la musi­ca live. La cosa mi rat­tri­sta mol­to, spe­ro che tut­to si risol­va al più pre­sto, ma cer­co anche di esse­re il più rea­li­sti­co pos­si­bi­le. Ripon­go tut­te le mie spe­ran­ze nell’estate insom­ma. Con i con­cer­ti all’aperto for­se ci sarà la pos­si­bi­li­tà di garan­ti­re il distanziamento”.

• Hai un aned­do­to diver­ten­te che ti pia­ce rac­con­ta­re di un live o di una espe­rien­za artistica?

“Ho regi­stra­to la mia pri­ma can­zo­ne il gior­no pri­ma del mio ora­le di matu­ri­tà e il pri­mo sin­go­lo del mio pri­mo disco è usci­to nel gior­no del­la mia lau­rea. Spe­ro di non dover aspet­ta­re un dot­to­ra­to per il pri­mo con­cer­to per­ché sareb­be troppo”.

• Per con­clu­de­re, cosa si deve aspet­ta­re un appas­sio­na­to di musi­ca da Manfredi?

“Nien­te aspet­ta­ti­ve, biso­gna lasciar­si sor­pren­de­re. Spes­so capi­ta che se un arti­sta vuo­le spe­ri­men­ta­re un po’ subi­to gli si dice “ah ma que­sto non è il tuo gene­re, le altre can­zo­ni era­no miglio­ri, non sei più tu”. Io mi augu­ro inve­ce di cam­bia­re tan­to, per­ché cam­bia­re signi­fi­ca cre­sce­re. Mi pia­ce­reb­be un pub­bli­co pron­to ad acco­glie­re anche qual­co­sa di diver­so di tan­to in tan­to, non voglio dover sta­re den­tro a degli sche­mi rigi­di ed immu­ta­bi­li, altri­men­ti non farei l’artista”.

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