CONFERENZA STAMPA

Måneskin : Il racconto di una nuova era

È stata una conferenza stampa intensa e interessante quella vista e gustata mercoledì. Tutto è partito dall’esibizione live del nuovo brano Vent’anni nella splendida cornice dei palazzi imperiali sul Palatino.

I Mane­skin han­no pre­sen­ta­to in diret­ta Zoom il nuo­vo bra­no Vent’anni, l’inizio di un nuo­vo per­cor­so, più matu­ro e con­sa­pe­vo­le. Il bra­no è una rock bal­lad cru­da e con­tem­po­ra­nea scrit­ta in for­ma di let­te­ra aper­ta in cui si intrec­cia­no i pen­sie­ri di Damia­no con quel­li del suo alter ego più matu­ro, dan­do vita a un dia­lo­go che vuo­le inco­rag­gia­re i ven­ten­ni spes­so già disil­lu­si sot­to il peso dei giu­di­zi e del­le incer­tez­ze sul futuro.

Damia­no : “Que­sto è un bra­no che par­la del­la nostra visio­ne, del­la nostra espe­rien­za, dei ven­t’an­ni che sono un’e­tà mol­to par­ti­co­la­re, un’e­tà mol­to deli­ca­ta. L’obiettivo che ha que­sto testo è quel­lo di accor­cia­re il gap gene­ra­zio­na­le e por­ta­re alla luce quel­le che sono le emo­zio­ni, le sen­sa­zio­ni indi­pen­den­te­men­te dal­la gene­ra­zio­ne di cui si fa parte”.

Vic : “Dal pun­to di vista musi­ca­le que­sto bra­no è sta­to mol­to par­ti­co­la­re per come è nato per­ché quan­do abbia­mo ini­zia­to a scri­ver­lo era­va­mo nel loc­k­do­wn quin­di pur­trop­po non ci sia­mo potu­ti vede­re, non abbia­mo potu­to suo­na­re e com­por­re tut­ti insie­me, ma anzi abbia­mo pro­va­to a tro­va­re nei meto­di alter­na­ti­vi. Infat­ti que­sto bra­no in par­ti­co­la­re è nato da Tho­mas che ave­va man­da­to il giro di chi­tar­ra sul nostro grup­po di Wha­tsApp. Poi Damia­no casual­men­te ave­va scrit­to un testo che poi si col­le­ga­va per­fet­ta­men­te al giro e così è ini­zia­to il bra­no. Poi appe­na è fini­to il loc­k­do­wn ci sia­mo visti e abbia­mo uni­to tut­ti i rif che abbia­mo scrit­to duran­te la quarantena”.

Tho­mas : “Nel perio­do del­la qua­ran­te­na ognu­no si era fat­to una situa­zio­ne, uno “stu­dio”. Tut­ti era­va­mo set­ta­ti sul man­dar­ci del­le idee, degli spun­ti. Ci man­ca­va comun­que di sta­re tut­ti insie­me a scri­ve­re, a com­por­re. Ci sia­mo chiu­si in casa per com­por­re que­sto pez­zo, sen­za por­si dei limi­ti. È un pez­zo lun­go: quat­tro minu­ti e venti”. 

Vic : “In tut­ti que­sti anni il fat­to di fare tan­tis­si­mi con­cer­ti, di esse­re in una dimen­sio­ne live, e anche la nostra espe­rien­za a Lon­dra dove ogni gior­no anda­va­mo ai con­cer­ti di tre band diver­se al gior­no, dove il livel­lo era pro­prio altis­si­mo anche cul­tu­ral­men­te, ci ha ispi­ra­to tan­tis­si­mo e ci ha spin­to a pren­de­re più con­sa­pe­vo­lez­za del nostro suo­no e dei nostri stru­men­ti. Infat­ti abbia­mo cer­ca­to pro­prio di lavo­ra­re sul nostro sound e ripor­ta­re il suo­no che abbia­mo duran­te i con­cer­ti in stu­dio di registrazione”.

Damia­no : “Per que­sto pro­get­to abbia­mo volu­to legar­ci a Oli­vie­ro Tosca­ni, gran­dis­si­mo arti­sta e gran­dis­si­mo foto­tra­fo. L’idea nasce dal fat­to che le foto e le cam­pa­gne di Tosca­ni han­no sem­pre sca­te­na­to una gros­sa discus­sio­ne tra le per­so­ne e sono sem­pre anda­te a toc­ca­re temi che sono mol­to con­ci­lia­bi­li con i temi che ci stan­no a cuo­re e quin­di è sta­to una scel­ta mol­to natu­ra­le. È sta­ta un’e­spe­rien­za spe­cia­le per­ché è una per­so­na­li­tà mol­to impor­tan­te e c’è sta­to un bel­lis­si­mo scam­bio fra di noi per­chè era­va­mo par­ti­ti con del­le idee da una par­te e dal­l’al­tra e secon­do noi sia­mo riu­sci­ti poi alla fine a tira­re fuo­ri un mani­fe­sto che ci rap­pre­sen­ta e rap­pre­sen­ta in manie­ra mol­to poten­te il messaggio”.

Vic : “La cosa che ci tene­vo a descri­ve­re attra­ver­so que­sta foto era un’immagine di un amo­re pri­vo di sovra­strut­tu­re, pri­vo di limi­ti, di pre­giu­di­zi. Infat­ti per que­sto ci sia­mo mes­si a nudo e spo­glia­ti di ogni sovra­strut­tu­ra, natu­ra­li, cru­di. Nel­la foto, tre uomi­ni e una don­na sim­bo­leg­gia­no una liber­tà ses­sua­le, una liber­tà di ama­re sen­za nes­sun bloc­co, sen­za nes­sun pre­giu­di­zio. È pro­prio la liber­tà indi­vi­dua­le di dire che non c’è una cosa che giu­sta o una cosa sba­glia­ta. Il mes­sag­gio che noi voglia­mo por­ta­re è la liber­tà di espres­sio­ne indi­vi­dua­le, di sen­tir­si libe­ri di sba­glia­re e di esse­re se stes­si”.

Damia­no : “L’i­ni­zio del testo secon­do me è mol­to espli­ca­ti­vo. C’è una fra­se che dice: ‘Ho pau­ra di lascia­re al mon­do sol­tan­to dena­ro che il mio nome scom­pa­ia da quel­li di tut­ti gli altri’. Que­sto riflet­te la nostra voglia di fare qual­co­sa che vada oltre il sem­pli­ce gene­ra­re pro­fit­to. È un modo per dire scu­sa­te­ci per­chè noi non voglia­mo esse­re di pas­sag­gio in que­sta vita, ma pun­tia­mo a fare qual­co­sa di gran­de, che sia signi­fi­ca­ti­vo in pri­mis per noi e poi per chi ci segue e ci guar­da. Il testo è scrit­to da due Damia­no, quel­lo di oggi e poi c’è un una sor­ta di viag­gio che ho fat­to. Ho imma­gi­na­to di ave­re una data più o meno tra i 50 e 60. Ho imma­gi­na­to di ave­re l’e­tà di mio padre e di dire a me del pas­sa­to del­le cose che io per­so­nal­men­te avrei volu­to sen­tir­mi dire. A ven­t’an­ni le emo­zio­ni sono ampli­fi­ca­te, però una cosa che abbia­mo anche riscon­tra­to sui social sot­to le foto del­la pre­sen­ta­zio­ne del pez­zo è vede­re tan­te per­so­ne adul­te che ci han­no det­to che que­ste sen­sa­zio­ni le vivo­no tut­to­ra. Quel­la è sta­ta una gran­dis­si­ma soddisfazione”.

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