MUSICA

Il mondo piange la prematura morte della grande stella del basket Kobe Bryant e lo commemora con infinito affetto

Le auto­ri­tà di Los Ange­les con­ti­nua­no ad inda­ga­re sul­le cau­se del­la mor­te del­la stel­la del basket Kobe Bryant dece­du­to la scor­sa dome­ni­ca 26 gen­na­io nei pres­si del­la cit­tà cali­for­nia­na quan­do l’elicottero su cui viag­gia­va insie­me con la figlia Gian­na Maria Ono­re e altre 7 per­so­ne si è schian­ta­to con­tro una col­li­net­ta nel­la zona di Las Cala­ba­sas.

Van­no avan­ti i ten­ta­ti­vi di recu­pe­ra­re i cor­pi dal­le lamie­re dell’elicottero, cadu­to in un pun­to imper­vio del­le col­li­ne, dove non esi­sto­no stra­de e non è sta­to sem­pli­ce far arri­va­re i mez­zi di soc­cor­so. Solo in data di oggi, 28 gen­na­io, sono sta­te recu­pe­ra­te le sal­me di tre del­le vit­ti­me, che per il momen­to non sono sta­te identificate.

Sem­bra che Kobe Bryant e la moglie Vanes­sa ave­va­no un pat­to: non avreb­be­ro mai vola­to insie­me su un eli­cot­te­ro. L’ex star dell’Nba vole­va assi­cu­rar­si che se fos­se suc­ces­so qual­co­sa le sue bam­bi­ne non sareb­be­ro rima­ste sole. «Lui e Vanes­sa ave­va­no un accor­do», ha sve­la­to a Peo­ple una fon­te vici­na alla fami­glia Bryant. Pre­ci­san­do poi che Black Mam­ba vole­va viag­gia­re solo con il pilo­ta di fidu­cia Ara Zoba­yan, anche lui, come det­to, mor­to nell’incidente. La scel­ta di spo­star­si con l’elicottero risa­le agli anni in cui Kobe gio­ca­va con i Los Ange­les Lakers: «Ero fer­mo nel traf­fi­co e ho per­so una reci­ta sco­la­sti­ca — rac­con­tò nel 2018 — Ho dovu­to tro­va­re un modo in cui pote­vo alle­nar­mi e con­cen­trar­mi, ma sen­za com­pro­met­te­re il tem­po con la mia famiglia».

Intan­to è sta­to rin­via­to il der­by tra Lakers e Clip­pers a data da desti­nar­si. “Voglia­mo rin­gra­zia­re tut­ti per il sup­por­to e le con­do­glian­ze — scri­vo­no i Los Ange­les Lakers su Twit­ter nel loro pri­mo com­men­to dopo la tra­ge­dia -. E’ un momen­to dav­ve­ro dif­fi­ci­le per tut­ti noi. Con­ti­nue­re­mo ad esse­re vici­ni alla fami­glia di Kobe e con­di­vi­de­re­mo ulte­rio­ri infor­ma­zio­ni con voi quan­do ce ne saranno”.

James Le Bro­wn, immor­ta­la­to in lacri­me all’ae­ro­por­to di Los Ange­les subi­to dopo aver appre­so la noti­zia, ha poi rot­to il silen­zio via social.“Non sono pron­to, ma ecco­mi qui. Sono sedu­to davan­ti al pc cer­can­do di scri­ve­re qual­co­sa su que­sto post, ma ogni vol­ta che ci pro­vo ini­zio a pian­ge­re anco­ra al solo pen­sie­ro di te, Gigi e del­l’a­mi­ci­zia, del lega­me e del­la fra­tel­lan­za che ci uni­va”. È un lun­go, com­mo­ven­te post quel­lo che uno stra­zia­to LeBron scri­ve su Insta­gram. “Ho sen­ti­to la tua voce dome­ni­ca mat­ti­na pri­ma di lascia­re Phi­la­del­phia per tor­na­re a Los Ange­les. Non avrei mai e poi mai pen­sa­to che quel­la sareb­be sta­ta la nostra ulti­ma con­ver­sa­zio­ne. Ho il cuo­re a pez­zi, sono distrut­to fra­tel­lo mio, ti amo come un fra­tel­lo mag­gio­re, i miei pen­sie­ri ora van­no a Vanes­sa e alle bam­bi­ne. Ti pro­met­to che rac­co­glie­rò io il tuo testi­mo­ne! Hai volu­to dire così tan­to per tut­ti noi qui — noi del­la #Laker­sNa­tion — per cui sen­to come una mia respon­sa­bi­li­tà quel­la di cari­car­mi sul­le spal­le la tua ere­di­tà e con­ti­nua­re quel­lo che hai fat­to. Per favo­re, dam­mi la for­za dai cie­li e veglia su di me. Vor­rei dire mol­to di più, ma in que­sto momen­to non rie­sco a supe­ra­re tut­to questo.

Bryant sarà inse­ri­to nel­la Nai­smith Memo­rial Basket­ball Hall of Fame già nel 2020. L’ex stel­la dei Los Ange­les Lakers entre­rà a far par­te di quel­la stret­ta cer­chia di per­so­na­li­tà e per­so­nag­gi, gio­ca­to­ri, arbi­tri e alle­na­to­ri, a cui vie­ne rico­no­sciu­to di aver avu­to un par­ti­co­la­re impat­to nel­la sto­ria del­la pal­la­ca­ne­stro. Intan­to oltre 500 mila per­so­ne han­no fir­ma­to una peti­zio­ne per chie­de­re alla Nba di usa­re per il pro­prio logo l’im­ma­gi­ne di Kobe Bryant.

Il logo attua­le, dise­gna­to da Alan Sie­gel e mai cam­bia­to dal 1971, rap­pre­sen­ta la silhouet­te di un altro gran­de gio­ca­to­re dei Lakers: Jer­ry West, che ha 81 anni. A New York l’Em­pi­re Sta­te Buil­ding si colo­ra di gial­lo­vio­la: “Le nostre luci si accen­do­no di gial­lo e di vio­la que­sta sera come tri­bu­to alla leg­gen­da del basket Kobe Bryant, moti­vo di ispi­ra­zio­ne per milio­ni di per­so­ne nel pia­ne­ta, che ci ha lascia­ti trop­po pre­sto”, ha scrit­to l’Empi­re Sta­te Buil­ding nel suo pro­fi­lo uffi­cia­le Twit­ter. “I nostri cuo­ri — si leg­ge anco­ra — sono vici­ni a tut­te le fami­glie, gli ami­ci e i fans che sono scon­vol­ti da que­sta tra­ge­dia #824Forever

Ricor­dia­mo che Kobe mos­se i suoi pri­mi pas­si cesti­sti­ci a Rie­ti, dove vis­se tra il 1984 e il 1986 fre­quen­tan­do le scuo­le ele­men­ta­ri. Il suo pri­mo alle­na­to­re, Clau­dio Difaz­zi ha volu­to rac­con­ta­re la pri­ma appa­ri­zio­ne di Kobe, ai micro­fo­ni di Sky, su un par­quet: “Era un bam­bi­no nor­ma­le, ma mol­to mol­to viva­ce. Già si vede­va il suo amo­re imma­ne per il basket. Dopo pochi minu­ti era­va­mo 10–0 per noi. Ma il pro­ble­ma era che non toc­ca­va­no pal­la né gli avver­sa­ri, né i com­pa­gni. Gli altri bam­bi­ni sta­va­no per met­ter­si a pian­ge­re e sono sta­to costret­to a levar­lo. Lui non è anda­to in pan­chi­na, ma è cor­so in tri­bu­na dal­la maglia a pian­ge­re”. Gioac­chi­no Fusac­chi fu il pri­mo coach che affron­tò Kobe pro­prio in quel­l’oc­ca­sio­ne: “Lui era di 2/3 anni più pic­co­lo, ma il padre Joe era una isti­tu­zio­ne a Rie­ti. Ci con­vin­se a far­lo gio­ca­re, in fon­do era un pic­co­lo tor­neo. Ma fu la pri­ma vol­ta in cui dovem­mo far usci­re un ragaz­zi­no per­ché era trop­po bra­vo rispet­to agli altri”

La cit­tà di Rie­ti ha deci­so di inti­to­lar­gli una stra­da e ha orga­niz­za­to una ceri­mo­nia com­me­mo­ra­ti­va, in pro­gram­ma il 5 feb­bra­io al Pala­So­jour­ner (ore 21), in occa­sio­ne del­la par­ti­ta tra Npc Rie­ti e Sca­fa­ti.

A Pisto­ia il Comu­ne ha deci­so di dedi­ca­re a Bryant un impian­to sportivo.

Gran­di uomi­ni come Bryant resta­no nel cuo­re e nel­la memo­ria del­la gente.

 

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